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Sono stato sfidato a pubblicare un thread sulla fertirrigazione, e ho deciso di iniziare oggi, dico iniziare perche' l'argomento e' vasto e le variabili di cui tener conto sono molte percio' andro' per gradi e diluiro' il post in alcuni spezzoni che verranno publicati a distanza di qualche giorno l'uno dall'altro.

 

Chiedo scusa se inizialmente diro' delle cose che per alcuni saranno ovvie ma ho deciso di impostare l'argomento come se dovessi parlare a qualcuno completamente a digiuno della materia, coloro che sono gia' avanti non terranno conto delle premesse e andranno direttamente alle conclusioni.

 

Voglio inoltre avvertire tutti che le mie conoscenze e esperienze sulla fertirrigazione sono tratte da alcune mie conoscenze di chimica inorganica, da articoli e da software trovati su internet e da una modesta dose di c..o, e che non assumo nessuna responsabilita' su risultati eventualmente infausti ( che a me non sono capitati ) della sperimentazione di chi mi leggera', vi pregherei inoltre nel caso che voleste sperimentare le tecniche di fertirrigazione sulle vostre piante, di farlo su piccole porzioni di coltivazione in modo da non mettere in pericolo tutte le piante in caso di errori o incidenti di percorso.

 

Molti sono gli aspetti da tenere in considerazione nell'approcciarsi alla fertirrigazione, es. il Ph del substrato e dell'acqua, la conoscenza dei componenti minerali necessari, la formulazione adatta alla coltura, la preparazione delle soluzioni, la EC ( conduttivita' elettrica ) delle soluzioni, ecc. ecc. siccome da qualche parte bisogna cominciare iniziero' a postare qualcosa sugli elementi minerali che servono alla pianta per la sua crescita.

 

Tutti gli elementi minerali inorganici assorbiti subiscono, all'interno della cellula, trasformazioni metaboliche sino a diventare composti organici vegetali che vanno a formare la pianta.

Questo processo fisico-chimico-biologico è chiamato "assimilazione".

 

Gli elementi vengono classificati nella bibliografia corrente in: macroelementi ovvero quelli che servono alla pianta in dosi piu' " massicce " e microelementi ed e' automatico capire il perche',verra' presentata qui una carrellata dei suddetti elementi con le loro principali funzioni e caratteristiche.

 

AZOTO: N

L'Azoto è il più frequente elemento riscontrabile in natura. Lo troviamo infatti nelle proteine, negli acidi nucleici, negli enzimi e, in definitiva, in tutta un'enormità di composti organici.

Le forme più comuni sono quelle nitrica, ammoniacale, ureica (naturale o di sintesi) e quelle legate agli aminoacidi.

Nel terreno la forma più assorbita è quella nitrica, che risulta in soluzione nell'acqua del terreno. La forma ammoniacale è invece assorbita al complesso di scambio (colloidi argillosi ed organici) ed entra in soluzione seguendo i meccanismi della CSC. L'azoto costituente gli aminoacidi e l'urea può essere assimilato dalle piante anche direttamente, oltre che dopo la mineralizzazione degli elementi.

Nella pratica di concimazione si preferisce in genere la distribuzione di azoto ammoniacale, ureico o organico nelle fasi preliminari della concimazione (es. prima della semina), mentre l'azoto nitrico è maggiormente preferito in copertura.

Le forme ureica e ammoniacale dell'azoto sono particolarmente utili per l'assorbimento fogliare .

Il ruolo agronomico dell'azoto è fondamentale per la sintesi proteica, in quanto l'azoto è un componente essenziale degli aminoacidi.

L'organicazione dell'azoto, cioè il suo passaggio da elemento inerte a materia viva, avviene attraverso la riduzione dei nitrati e la loro trasformazione in composti ammoniacali.

Nella trasformazione da azoto nitrico ad azoto ammoniacale intervengono alcuni enzimi, il primo dei quali è la nitrato riduttasi che è un enzima che contiene molibdeno. L'azoto è elemento plastico per eccellenza che entra nella fisiologia della pianta favorendo la moltiplicazione cellulare e la fotosintesi clorofilliana. Il maggior assorbimento dell'azoto da parte della pianta si verifica nel periodo di maggiore sviluppo vegetativo.

In definitiva la concimazione azotata aumenta la superficie fogliare favorendo in tal modo la fotosintesi con conseguente formazione di zuccheri. Di qui l'incremento produttivo legato alle concimazioni azotate.

 

FOSFORO: P

È l'elemento dell'energia chimica. Le piante assorbono questo elemento per via radicale nella sua forma ossidata come anione (H2POc o HP04 ).

Il ruolo principale del fosforo negli organismi vegetali è quello di entrare come costituente negli acidi nucleici, nei fosfolipidi e in particolare nell'ATP (adenosintrifosfato) e nelle altre molecole che utilizzano il fosforo per l'accumulazione e il trasferimento dell'energia chimica.

Ecco perché si può dire che il fosforo entra a far parte di tutte le reazioni biochimiche. Come ATP partecipa principalmente alla sintesi degli aminoacidi e alla sintesi proteica, al metabolismo dei carboidrati e a tutti quei processi di costruzione dell'edificio vegetale dove viene richiesta più energia (radicazione, lignificazione, crescita dei giovani tessuti).

Il suo assorbimento è legato al pH del terreno. Con livelli elevati di pH infatti il fosforo forma con il calcio composti come fosfato bicalcico e soprattutto fosfato tricalcico che, essendo insolubili, non permettono alla pianta un'assimilazione adeguata.

 

POTASSIO: K

Il potassio si trova negli organismi vegetali in elevate quantità, ma non si riscontra come costituente di particolari composti organici.

È invece utilizzato come ione libero ed entra nei processi metabolici, come la sintesi dei carboidrati e Io sviluppo dei tessuti meristematici. Favorisce inoltre la lignificazione e regola l'assorbimento idrico e la traspirazione.

Dal punto di vista agronomico il potassio aumenta la resistenza al freddo e migliora gli aspetti qualitativi della produzione, come colore, sapore, consistenza e conservabilità dei frutti.

Il potassio, al contrario di altri elementi, si trova nel suolo essenzialmente in forma minerale, legato alle argille e agli altri silicati, quindi non completamente utilizzabile per la nutrizione vegetale. li suo assorbimento è legato al complesso di scambio del terreno (vedi 0.8.0.).

Da ciò risulta pertanto utile considerare la somministrazione di potassio alle colture.

 

CALCIO: Ca

Il calcio è riscontrabile nei terreni agrari in forma di carbonati, solfati e silicati.

li contenuto di calcio è molto variabile, tanto che si possono riscontrare dotazioni più o meno elevate.

Sulla vita delle piante influisce la presenza del calcare (formazioni di carbonato di calcio) sia esso totale che nella sua forma più fine detta "calcare attivo".

Quest'ultima frazione esercita un'influenza decisiva sul pH del terreno elevandolo; influenzando così la disponibilità di vari elementi come ferro, fosforo, boro.

Il calcio svolge un ruolo fondamentale per il controllo della stabilità di struttura del terreno, in quanto si lega ai colloidi argillosi e alla sostanza organica favorendo la formazione di colloidi umo-argillosi.

Nei tessuti vegetali il calcio, legandosi alle sostanze pectiche, svolge una funzione di induzione di resistenza esercitando un ruolo di legante nella amelIa mediana delle membrane cellulari vegetali. Conferisce inoltre ai tessuti maggiore resistenza meccanica delle pareti, fattore molto importante nei frutti perché li rende meno suscettibili alle manipolazioni.

 

MAGNESIO: Mg

Il magnesio è un componente fondamentale della molecola della clorofilla e di altri composti metallo-organici. Svolge perciò un'importante funzione nella fotosintesi dorofilliana.

Il magnesio è presente nella fitina, nelle sostanze pectìche e in altri composti organici. Svolge inoltre il ruolo di attivatore per molti sistemi enzimatici come l'ATP.

Il magnesio viene accumulato dalle piante principalmente nei tessuti di riserva.

Come gli altri cationi il suo assorbimento è dovuto al complesso di scambio e quindi alla capacità di scambio cationico ed è anche regolato dal suo rapporto equilibrato con il potassio.

 

ZOLFO: S

Lo zolfo si trova nelle piante come costituente di alcuni importanti aminoacidi (cistina, cisteina, metionina) che a loro volta costituiscono le proteine. Entra inoltre a far parte di altri importanti componenti come i coenzimi e le vitamine, i glucosidi solforati nelle crucifere e i composti solforati presenti in aglio e cipolla.

L'importanza dello zolfo è quindi legata sia alla sintesi proteica che alla fotosintesi clorofilliana.

Nel terreno lo zolfo è un componente essenziale per la flora batterica e si trova infatti presente in buona quantità nella parte organica del terreno.

 

BORO: B

Il boro si trova nel terreno come costituente di silicati, acido borico, ione borato. Quest'ultimo presenta cariche negative e può legarsi sia a composti organici sia inorganici.

Viene dilavato in terreni dalla consistenza leggera, mentre nei terreni argillosi il movimento è praticamente nullo. Il boro solubile in acqua è quasi sempre concentrato negli strati superficiali dei terreni ben drenati, dove è strettamente legato alla materia organica.

Ciò ha conseguenze pratiche molto importanti nei periodi secchi, quando l'attività delle radici negli strati superficiali del terreno è inibita e la pianta è incapace di assorbire il boro degli strati più profondi.

Per questo motivo la carenza di boro è maggiore nei periodi di siccità e nei periodi immediatamente successivi.

Nei vegetali l'elemento svolge l'insostituibile ruolo di promuovere il movimento degli zuccheri nei tessuti e partecipa alloro metabolismo con la sintesi del saccarosio e dell'amido.

Il boro è inoltre importantissimo nello sviluppo dei tessuti meristematidi; favorisce lo sviluppo del granulo pollinico, l'allegagione dei fiori, la divisione cellulare e la sintesi proteica.

 

MANGANESE: Mn

Il manganese interviene nei processi di sintesi degli aminoacidi e dei peptidi ed in numerose reazioni enzimatiche, risultando importante per il metabolismo vegetale. Casi di carenza di manganese si verificano generalmente nei terreni alcalini, specie con basse temperature ed elevate precipitazioni. Anche le alte concentrazioni di rame, zinco e ferro nel terreno possono dare origine a deficienze di manganese.

L'elemento si trova in buona quantità nei vegetali. Nel terreno si presenta sotto forma di ossidi, carbonati, fosfati ed anche silicati. Si trova legato alla sostanza organica nei composti umici e nei colloidi argillosi.

La sua funzione primaria è legata alla formazione della clorofilla e alla fotosintesi clorofilliana, nella quale il manganese funziona da trasportatore di elettroni, variando il suo stato ossidativo (Mn++< - > Mn+++). E inoltre presente in diversi enzimi. Nei sudi acidi l'elemento può venire dilavato, specialmente se la sostanza organica è ridotta. Esso può portare a fenomeni di carenza indotta nei confronti del ferro che viene ossidato.

 

ZINCO: Zn

Lo zinco è normalmente presente nel terreno, ma è molto mobile e facilmente scambiabile.

Può essere assorbito dalle piante solo in terreni a pH tendenzialmente acido e non in quelli alcalini. E un elemento indispensabile ed essenziale nella mobilizzazione degli ormoni di crescita, in quanto attiva gli enzimi delle proteine inoltre influenza la formazione dell'amido e la maturazione dei semi.

La carenza di zinco si manifesta con andamento acropeto (dal basso verso l'alto) poiché trasmigra facilmente dalle foglie vecchie a quelle giovani.

Sebbene la sua azione non sia del tutto chiarita è noto come la carenza ditale elemento causa la mancata sintesi delle auxine. In particolare lo zinco avrebbe il ruolo di precursore della sintesi del triptofano, a sua volta precursore dell'acido indolacefico, auxina fondamentale nel metabolismo vegetale.

Lo zinco svolge quindi importanti funzioni nella germinazione, interviene nella sintesi dei pigmenti e quindi presenta un'azione fondamentale nella colorazione dei frutti. Questo effetto, in particolare, è legato al coinvolgimento dell'elemento nei processi respiratori della pianta e nella produzione di zuccheri.

E necessario pertanto alla formazione di amidi e al giusto sviluppo delle radici.

 

RAME: Cu

È presente in maggiori o minori quantità in tutti i terreni.

Nella pianta si trova nelle parti vitali (foglie, gemme, embrioni, semi) e negli organi in via di accrescimento. Si trova anche in combinazione organica, legato alle proteine. Il rame svolge importanti funzioni legandosi a particolari proteine (citocromi) nella sintesi di alcuni pigmenti e nel metabolismo dei carboidrati.

Svolge inoltre la sua funzione come co-enzima in molti sistemi enzimatici, come la tirosinasi, l'ossidasi dell'acido ascorbico e del citocromo, sostanze interessate nel passaggio da aminoacidi a proteine (sintesi proteica).

Le piante possono assimilare il rame sia sotto forma di chelato sia sotto forma di iene. La forma chelata da composti organici risulta particolarmente importante come forma di assorbimento.

La carenza di rame può verificarsi quando risulta eccessivo I'apporto di fosforo, che si lega ad esso formando composti insolubili.

 

MOLIBDENO: Mo

È l'elemento essenziale richiesto in minore quantità dalla pianta, ma è di estrema importanza per il ruolo che riveste nel metabolismo vegetale, specie nei processi biologici di azotofissazione nelle leguminose.

Il molibdeno è antagonista del ferro, del boro e del calcio. Entra a far parte di alcuni sistemi enzimatici che catalizzano reazioni importanti di assorbimento dell'azoto, come la nitrogenasi e la nitrato riduttasi, nei quali agisce come trasportatore di elettroni.

 

COBALTO: Co

Pur essendo un elemento non assolutamente essenziale, poiché non si riscontra sempre nei tessuti di tutte le piante, il cobalto merita tuttavia di essere preso brevemente in considerazione per la sua importanza nella dieta dei ruminanti e per la sua presenza nella Vitamina B,2.

Al pari del molibdeno attiva i processi di fissazione dell'azoto atmosferico da parte dei Rhizobium Ieguminosarum.

In assenza di cobalto, i tubercoli radicali hanno sviluppo stentato. La fisiopatia che si origina per carenza di cobalto si evidenzia con clorosi fogliare e limitato sviluppo vegetativo.

 

FERRO: Fe

li ferro si riscontra in quantità più o meno abbondante in quasi tutti i terreni sotto forma di silicato, sequiossido, fosfato.

Meno abbondante, invece, si trova nelle piante, malgrado le sue importanti funzioni sul metabolismo vegetale, ad iniziare da quella catalitica nella fotosintesi clorofilliana, per finire ai processi di ossido riduzione e di respirazione.

È inoltre nota anche la sua funzione nella sintesi proteica.

Fenomeni carenziali nella vegetazione non si verificano solo nel caso, pure a volte riscontrabile, di una mancanza dell'elemento nel terreno. Sulla carenza influisce infatti la reazione chimica del terreno. Se il pH è elevato il ferro precipita come ossido, mentre il pH acido aumenta la frazione solubile.

La presenza di cationi bivalenti come calcio, magnesio, zinco, rame e una troppo elevata presenza di fosforo causano l'insolubilizzazione del ferro.

La carenza di ferro provoca la "clorosi ferrica", fisiopatia che provocando disfunzioni a livello fogliare limita gravemente la fotosintesi, e degrada i tessuti vegetali

 

Alla prossima puntata parleremo di PH, di CE, e cominceremo a parlare di analisi terra e acqua.

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big jolokia

Alla grande Renato, grazie per aver condiviso queste informazioni :good:

 

roberto

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hot cat

Chapeau :hi:

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Stefania

Nozioni base molto utili!

 

Grazie per averle condivise :hi:

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Lonewolf

Ottima idea, e' un argomento poco sviluppato sul forum; se ne sentiva la mancanza.

 

Grazie!

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Pepe d'India

Ottimo! Condividiamo le nostre conoscenze nei vari settori. Grazie

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Giampietro

Grande!!!! :hi:

grazie per questa condivisione, era veramente qualcosa che mi serviva per capire meglio, avanti tutta :good:

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grispa72

Grazie Renato!!!

Si sentiva la mancanza di certe informazioni. Aspetto la prossima puntata!

 

Paolo

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peperonzino

Iniziamo la seconda puntata del post sulla fertirrigazione parlando del PH del substrato nel quale la pianta vegeta, se andiamo a rileggere attentamente quanto detto nella prima parte del post circa il fosforo per esempio:

"Il suo assorbimento è legato al pH del terreno. Con livelli elevati di pH infatti il fosforo forma con il calcio composti come fosfato bicalcico e soprattutto fosfato tricalcico che, essendo insolubili, non permettono alla pianta un'assimilazione adeguata."

Osservate l'immagine seguente che permette di visualizzare la maggiore o minore disponibilita' dei vari nutrienti in funzione del PH del substrato.

 

post-1751-0-83971800-1358794714.jpg

 

Come possiamo notare esiste un range ottimale di PH per il quale si ha un'assorbimento di quasi tutti i nutrienti nella loro massima disponibilita' per la pianta, dallo schema sembrerebbe che il range ottimale sia da PH 6,25 a PH 6,75 circa.

 

Passiamo ora a considerare l'aspetto della salinita' del substrato, la salinita' esprime la quantita' di nutrienti disciolta nel terreno che deve assolutamente rientrare entro certi limiti perche' altrimenti i nutrienti stessi diventano tossici per la pianta.

 

I fertilizzanti usati in fertirrigazione sono liquidi o solidi ad elevata solubilità.

Nelle zone siccitose, come quelle del Sud Italia e del Sud della Spagna, la salinità costituisce spesso il principale fattore limitante della fertilità dei suoli. In queste zone, l'irrigazione è una pratica indispensabile e le piogge sono troppo scarse perché possano eliminare i sali del terreno, la stessa cosa succede nelle coltivazioni protette in serra. In condizioni di umidità, i sali solubili originariamente presenti nel terreno sono trasportati a livelli inferiori, verso le falde acquifere sotterranee.

La salinità di un terreno può avere tre differenti origini:

- un insediamento salino, vale a dire suoli formati su giacimenti salini, antichi bacini marini, rocce che liberino gran quantità di sali solubili, etc.

- falde freatiche con elevato contenuto in sali che si accumulano nel terreno ogni volta che aumenta il loro livello.

- contenuto salino dell'acqua utilizzata per l'irrigazione, o a causa di un eccessivo ed incontrollato utilizzo di fertilizzanti; questa ultima causa è la più grave e su di essa possiamo esercitare azioni di controllo.

In generale, i fertilizzanti solidi utilizzati in fertirrigazione sono dei sali altamente dissociabili, cioè in soluzione si separano nei corrispondenti cationi ed anioni, (quello che è già successo nei fertilizzanti liquidi), generando un incremento specifico della EC ( ELECTRICAL CONDUCIVITY ) o tradotto in italiano CONDUTTIVITA' ELETTRICA.

Questo implica un aumento della pressione osmotica della soluzione disponibile all'ambiente radicale, che è quello che ostacola l'assorbimento idrico da parte della pianta. In bibliografia si possono trovare delle tavole di sensibilità, tolleranze e resistenze di diverse coltivazioni alla salinità in funzione della EC.

Ricordiamo che non bisogna considerare solo la EC dell'acqua di irrigazione, ma bisogna considerare anche l'incremento di EC dovuto dall'aggiunta dei fertilizzanti. In sintesi, la sensibilità alla salinità di una coltura dipende da numerosi fattori, quali la specie e lo stadio fenologico, la tecnica d'irrigazione, il sistema di coltivazione, la qualità dell'acqua d'irrigazione, il tipo di terreno/substrato, le condizioni climatiche, ecc. Si può considerare come idonea una EC totale massima di 2.000-3.000 µS/cm, con un massimo di incremento di EC dovuto al fertilizzante di 1.000 µS/cm.

 

Valori di EC

Di seguito si riportano i valori di EC corrispondenti ai principali fertilizzanti maggiormente impiegati in fertirrigazione.

Questi valori sono stati determinati in laboratorio utilizzando acqua pura deionizzata e concentrazioni di fertilizzanti che rispecchiano i reali utilizzi in fertirrigazione.

I valori di EC riportati non possono essere direttamente considerati come aumenti di EC previsti in un determinato intervento irriguo, poiché questi dipendono direttamente da fattori intrinseci legati all'acqua d'irrigazione, dovuto principalmente al tipo di ioni presenti. In ogni caso, questi valori si possono utilizzare in modo orientativo o approssimato e servono per paragonare i livelli di salinità indotti per ogni fertilizzante utilizzato.

 

Nitrato ammonico

Contiene il 34,5% di N. Il contenuto d'azoto è per metà in forma nitrica e per metà in forma ammoniacale. È molto utilizzato in fertirrigazione, tuttavia in idroponica e fuori suolo il suo utilizzo si riduce a dosaggi molto piccoli: questo è dovuto alla fitotossicità dello ione ammonio (NH4+). Questa forma azotata è direttamente assimilabile per la pianta e, al di sopra di 0,5 mM nella soluzione nutritiva, esso può presentare dei problemi di tossicità, per cui in coltivazione idroponica si usa nitrato ammonico solo in particolari situazioni di elevata domanda di azoto. Tuttavia, per la coltivazione in suolo esso è un fertilizzante il cui impiego offre molti vantaggi: ha potere acidificante, la forma ammoniacale è trattenuta dai colloidi del terreno (minimizzando le perdite per lisciviazione) ed è assorbita dalla pianta man mano che lo ione ammonio (NH4+) si trasforma in ione nitrico (NO3-) mediante il processo di nitrificazione realizzato dai batteri nitrificanti. L'EC di una soluzione di nitrato ammonico di 1 g/l in acqua pura è di 1.710 µS/cm, cioè, provoca aumenti di Ec elevati.

 

Nitrato di calcio

Contiene il 15,5% di N e il 26,5% di CaO. È un fertilizzante molto impiegato in fertirrigazione. La somministrazione di quantità di calcio addizionali a quelli presenti nell'acqua di irrigazione risulta a volte vantaggioso rispetto a contenuti eccessivi di sodio, per prevenire la degradazione della struttura del terreno, e di magnesio per prevenire fisiopatie causate da carenze calciche come il blossom-end-rot o marciume apicale nei pomodori, peperoni e meloni, il tip-burn nelle lattughe o il bitter-pit nelle mele. Una piccola parte del contenuto azotato attorno all'1% è in forma ammoniacale e può essere sufficiente per coprire le esigenze in azoto ammoniacale in coltivazioni idroponiche. Il maggiore inconveniente di questo fertilizzante è il suo prezzo. Una soluzione di 1 g/l presenta una EC di 1.200 µS /cm, mostra livelli medi di incremento di EC.

 

Nitrato di potassio

Contiene il 13% di N e il 46% di K2O. Costituisce la fonte potassica più apprezzata e utilizzata in fertirrigazione. Una soluzione di 1 g/l in acqua pura presenta una Ec 1.300 µS/cm, cioè, mostra incrementi di EC relativamente elevati.

 

Nitrato di magnesio

Contiene l'11% di N e il 15,5%MgO. È impiegato solo in casi di potenziale carenza di magnesio. Una soluzione di 1 g/l presenta una EC di 880 µS/cm, cioè mostra incrementi bassi di EC.

 

Urea

Contiene il 46% di N. È il fertilizzante azotato con il maggior titolo, con il 46% di azoto in forma ureica che deve trasformarsi in ione nitrico per essere assorbito dalle piante. L'urea non si impiega in coltivazione idroponica o fuori suolo, ma è utilizzata in fertirrigazione di coltivazioni su suolo, dove si trasforma nella forma nitrica dopo un passo intermedio nella forma ammoniacale. Queste trasformazioni dipendono da molti fattori quali umidità, temperatura, tipo di terreno, contenuto in sostanza organica, ecc..

Durante il suo processo di produzione industriale può restare nel prodotto finale un composto fitotossico denominato biureto. Come norma generale, il biureto deve essere inferiore allo 0.3% per il suo impiego in fertirrigazione. Dal punto di vista della EC, essendo una forma organica non dissociata in soluzione, non provoca alcun aumento della EC addizionandola all'acqua di irrigazione, ma comunque aumenta la pressione osmotica.

 

Solfato ammonico

Contiene il 21% di N e il 60% di SO3. È impiegato in situazioni di potenziale carenza di zolfo, ha potere acidificante ed il suo uso in idroponica o in fuori suolo è molto limitato a causa del problema gia esposto relativo allo ione ammonio. Una soluzione di 1g/l presenta una EC di 2.000 µS/cm, cioè provoca aumenti di EC eccessivamente elevati

 

Solfato potassico

Contiene il 50-52% di K2O e il 46.5-47.5% di SO3. È il secondo fertilizzante potassico più utilizzato. Il suo impiego viene indicato principalmente per situazioni di carenza potenziale di zolfo o per necessità di apportare potassio senza incrementi nel contenuto in azoto. Una soluzione di 1g/l mostra una EC di 1.540 µS/cm, per cui provoca aumenti di EC elevati

 

Solfato di magnesio

Contiene il 16% di MgO e il 32% di SO3. È generalmente la fonte di magnesio usata in fertirrigazione quando ci si trova di fronte a situazioni di potenziali carenze magnesiache, poiché si apporta il magnesio necessario senza modificare l'equilibrio NPK. Una soluzione di 1 g/l ha una EC di 710 µS/cm; è un fertilizzante che provoca incrementi bassi di EC.

 

Fosfato monoammonico

Contiene il 12% di N e il 61% di P2O5. È il fertilizzante fosfatico solido più utilizzato in fertirrigazione. In coltivazione idroponica e fuori suolo il suo utilizzo è limitato poiché la totalità del contenuto azotato è in forma ammoniacale. Una soluzione di 1g/l ha una EC di 800 µS/cm, cioè provoca incrementi bassi di EC.

 

Fosfato monopotassico

Contiene il 52% di P2O5 e 3il 4% di K2O. Si tratta di un fertilizzante di eccellenti qualità fisico-chimiche e nutrizionali, ma con un prezzo molto elevato. In idroponica e in fuori suolo può essere utilizzato con acque molto buone, con scarsa presenza di bicarbonati, dove l'impiego di acido fosforico fa scendere il pH fino a valori eccessivamente bassi. Una soluzione di 1g/l presenta una EC di solo 700 µS/cm. È un fertilizzante che provoca aumenti di EC molto bassi.

 

Termino qui questa seconda fase del post a breve la continuazione.

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Lonewolf

Questa seconda parte e' piuttosto tecnica, richiede una lettura attenta.

E' il momento di iniziare a "studiare" :yes:

 

Grazie Renato!

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grispa72

Questa seconda parte e' piuttosto tecnica, richiede una lettura attenta.

E' il momento di iniziare a "studiare" :yes:

 

Grazie Renato!

 

Azz che velocità!!!

 

Quoto Claudio e mi metto a studiare pure io.

 

Paolo

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peperonzino

Ciao a tutti, questa credo sara' la penultima delle " puntate " sull'argomento fertirrigazione, nella prossima vedremo come preparare effettivamente le nostre soluzioni nutritive da distribuire alle piante, in questa penultima parte del ciclo vedremo concetti relativi all'analisi del substrato, alle sue caratteristiche, agli stadi fenologici, ad alcune caratteristiche dei vasi, all'analisi dell'acqua, all'influenza di alcuni nutrienti in particolare il potassio, all'adattamento delle soluzioni di fertirrigazione alle condizioni ambientali, ai problemi relativi alla mancanza o all'eccesso di fertilizzanti e ai vantaggi della fertirrigazione.

 

Iniziamo con l' esaminare le caratteristiche del substrato e la sua possibile analisi:

 

Funzioni dei substrati:

•ancoraggio della pianta

•rifornimento d'aria alle radici

•riserva idrica e nutrizionale

 

Requisiti dei substrati:

•adeguata ritenzione idrica

•sufficiente capacità di drenaggio

•uniformità e stabilità

•pH neutro o subacido

•sterilità e sanità (assenza di sostanze fitotossiche)

•costo contenuto

•facile approvvigionamento

•caratteristiche standardizzate e costanti nel tempo

 

Chiaramente si evince il concetto che per erogare una quantita' equilibrata di fertilizzante alle piante devo sapere se il substrato contiene gia' di suo alcuni dei componenti necessari alla coltura altrimenti correrei il rischio di erogare una quantita' troppo elevata di un determinato nutriente essendo il mio terreno o substrato gia' ricco dell'elemento in questione, oppure dovrei avere necessita' di acidificare o alcalinizzare un terreno o substrato troppo basico o acido.

 

Monitoraggio della coltura (2): l'analisi del substrato

In serra ed in vivaio è spesso necessario analizzare i substrati di coltura per meglio gestire l'irrigazione e la concimazione e chiarire, eventualmente, le cause di una crescita stentata delle piante o della comparsa di una fisiopatia d'incerta eziologia. Non sempre, però, è possibile ricorrere alle tradizionali (e costose!) analisi di laboratorio, soprattutto quando occorre avere una risposta “in giornata”.

Grazie alla ricerca scientifica ed allo sviluppo tecnologico nel campo del monitoraggio ambientale ed industriale, oggigiorno sono disponibili in commercio dei veri e propri laboratori tascabili con i quali è possibile misurare, in pochi minuti ed in modo sufficientemente accurato, il pH, la EC ed il contenuto dei principali elementi nutritivi dei substrati di coltura (azoto, fosforo e potassio).

 

Metodo dell'estratto acquoso

In una bacinella di plastica, si aggiungono circa 300-400 ml del campione costituito dal substrato prelevato da più vasi. Il substrato viene inumidito aggiungendo lentamente dell'acqua deionizzata e mescolando con una spatola, in modo da arrivare alla cosiddetta capacità idrica di contenitore (corrisponde alla quantità di acqua che il substrato riesce a trattenere contro la forza di gravità), facilmente riconoscibile dalla formazione di un velo di acqua libera sul fondo della vaschetta. Se il substrato è stato prelevato subito dopo un'irrigazione, è necessaria pochissima acqua. Successivamente, ad una bottiglia graduata contenente 450 ml di acqua deionizzata si aggiunge con un cucchiaio il substrato umidificato fino ad arrivare a 700 ml di volume totale, nel caso di un rapporto volumetrico di estrazione (substrato:acqua) di 1:1,5 (è il più usato). Si tappa la bottiglia, si agita energicamente per un minuto, si lascia riposare per mezz'ora, dopodiché si filtra; sul filtrato si effettuano le varie determinazioni

 

Metodo del percolato indotto

Il campione deve essere raccolto alla fine di un'irrigazione, dopo aver lasciato percolare l'acqua in eccesso. Dopo aver posto il vaso in un sottovaso, si aggiunge molto lentamente ed il più uniformemente possibile dell'acqua deionizzata sulla superficie del substrato. Il percolato, raccolto nel sottovaso, viene eventualmente filtrato (se troppo torbido) ed analizzato. Il metodo è apparentemente molto semplice, ma l'interpretazione è assai difficile indicativamente, i valori dei vari parametri non dovrebbero essere superiori a quelli dell'acqua di fertirrigazione. Il metodo richiede la standardizzazione del volume d'acqua aggiunto al vaso; orientativamente, per un vaso del 18 sono necessari non meno di 150 ml, in modo da raccogliere circa 100 ml di percolato.

 

Chiaramente per effettuare queste analisi e' necessaria una attrezzatura: PHmetro, Condutttimetro, ecc. per quanto mi riguarda non possedendo ancora tali strumenti mi sono regolato in questo modo, ho letto sulla confezione del terriccio acquistato il PH e l'EC del terriccio stesso e poi ho sottratto alla EC totale della soluzione adatta al peperone l'ammontare dell' EC del terriccio. Faccio un esempio pratico:

EC della soluzione consigliata per il peperone = 200Microsiemens/Cm. EC del terriccio = 65 Microsiemens/Cm. EC della soluzione nutritiva = 135 MIcrosiemens/Cm.

 

Stessa cosa per il PH che pero'andava bene e quindi non e' stata necessaria alcuna correzione.

 

Vediamo ora la differenza tra le caratteristiche fisiche di un terreno e quelle di un substrato da coltura protetta

 

post-1751-0-28663200-1358862195.jpeg

 

Non solamente le caratteristiche del substrato in fluiscono sulle nostre coltivazioni ma anche le misure dei contenitori in particolar modo le altezze, nella figura seguente possiamo vedere come se noi prendessimo un vaso alto 18 Cm. e lo tagliassimo in nove fette alte due Cm. l'una, e poi potessimo analizzare l'acqua contenuta nelle singole fette dopo un irrigazione vedremmo che la disponibilita' di acqua nelle varie fette, ma anche di fertilizzanti nel caso della fertirrigazione, e' proporzionale all'altezza del vaso nelle proporzioni seguenti:

 

post-1751-0-54958200-1358862265.jpeg

 

Quindi la saturazione di acqua nel vaso passa dal 69% al 32% dal fondo alla cima.

 

Introduciamo il concetto di " stadio fenologico " che significa che le piante attraversano dal momento della germinazione a quello della fruttificazione una serie di fasi di crescita diverse nelle quali dovrebbero essere nutriti in modo diverso, alcune di queste fasi sono:

Le prime due settimane di vita che definirei inizio crescita e radicazione

La fase vegetativa

La fase di fioritura

La fase di fruttificazione

alcune tecniche di fertirrigazione tengono conto di queste fasi e preparano delle diverse soluzioni nutritive a seconda dell'esigenza della pianta:

 

TRATTO DA UN OPUSCOLO DELLA DITTA HAIFA PRODUTTRICE DI FERTILIZZANTI:

 

post-1751-0-63199300-1358862329.jpeg

 

Tratto dal web.

 

Facciamo ora l'esempio di una coltura di pomodoro in cui la distribuzione di elementi nutritivi viene definita e suddivisa per ciascuna fase fenologica in maniera non proporzionale all'intervento irriguo.

Coltura: pomodoro da mensa

Resa: q/ha 800

Durata del ciclo: gg 133

 

Per ciascuna fase fenologica occorre definire i rapporti ottimali fra gli elementi

 

 

Radicazione: due settimane: N = 2 P = 3 K = 1

Vegetazione: cinque settimane: N = 1 P = 1 K = 1

Fruttificazione: dodici settimane: N = 2 P = 3 K = 4

 

MOOOOLTO IMPORTANTEEEE

Da notare che in entrambi i casi sopracitati durante il periodo di fruttificazione la richiesta di POTASSIO da parte della pianta quadruplica.!!!

 

Per quello che mi riguarda ho trovato una formula a stadio unico e per tutta la durata della coltivazione ho erogato sempre la stessa quantita' di fertilizzanti, anche se il medesimo opuscolo della HAIFA pubblica uno studio comparato sulla diversa quantita' di potassio erogata ad una piantagione di peperoni mantenendo invece l'apporto di azoto invariato e la quantita' del raccolto variava da venti a trenta tonnellate/ettaro, quindi sarebbe opportuno per tutti coloro che volessero cimentarsi in una sperimentazione della fertirrigazione cercare di reperire elementi adatti a creare formule diverse di soluzioni piu' adatte ai vari stadi fenologici delle piante.

 

post-1751-0-50886500-1358863160.jpeg

 

e per chiudere l'argomento della " personalizzazione " delle percentuali degli elementi nutrienti nelle soluzioni nutritive lo stesso opuscolo proponeva un esempio di formula ad hoc per la coltura del peperone nel territorio Olandese con caratteristiche peculiari climatiche, in particolar modo la bassa traspirazione delle foglie , e la bassa EC dell' acqua.

 

post-1751-0-28492800-1358863251.jpeg

 

Veniamo ora alle problematiche che potrebbero in sorgere tramite la carenza o l'eccesso di fertilizzanti:

 

Eccesso di fertilizzanti:

 

Ben di rado in pratica si ha un eccesso di elementi minerali nel terreno. Nella coltivazione in vaso si può avere invece un accumulo di sali che può risultare tossico per le radici e per la pianta. Essendo però i fertilizzanti impiegati molto solubili è sufficiente generalmente qualche “lavaggio” con acqua pura per ristabilire un giusto equilibrio. Il problema diviene grave soprattutto quando non si irriga correttamente (si utilizzano piccole quantità di acqua e spesso) e quando la pianta subisce stress idrici. In tal caso la concentrazione del plasma cellulare (il contenuto liquido delle cellule) aumenta per mancanza di acqua e la pianta diviene molto più sensibile all’effetto tossico dei fertilizzanti. Quella che viene normalmente classificata come "overfertilizzazione" è spesso dovuta ad una errata pratica di irrigazione.

 

La quantità massima dei fertilizzanti applicabili dipende da molti fattori e può essere differente per ogni situazione. In generale, l’aumento di produzione non è direttamente proporzionale alla quantità di nutrimento disponibile, ma ha un’andamento logaritmico, cioè aumentando progressivamente la dose di nutrimento l’entità del raccolto aumenta sempre meno finchè si raggiunge un punto in cui ulteriori aggiunte cessano di avere effetto. Questo punto dipende dalla luce disponibile, dalla temperatura, dallo stadio di sviluppo della pianta e dalla sua genetica.

 

Sintomi di fertilizzazione eccessiva sono specialmente evidenti per l’azoto. Le foglie sono di un verde eccessivamente scuro e i tessuti sono eccessivamente allungati e molli. Se l'eccesso persiste, il sistema radicale può danneggiarsi e morire, e i sintomi sono simili a quelli della siccità o mancanza di acqua: appassimento delle foglie, disseccamento delle punte e dei margini, ingiallimento e caduta delle foglie.

 

Ho creduto di fare cosa gradita nel pubblicare un " problem solver " per riuscire ad analizzare i sintomi delle piante

 

Tradotto da OG il seguente schema diagnostico, può dare ulteriori indicazioni

 

Nutrient Disorder Problem Solver

 

Version 1.1 - Feb. 1998 - distribution okay

 

Per usare il problem-solver, partire semplicemente dal punto 1 seguente. Quando credete di aver identificato il problema, leggete la sezione Nutrienti per capire meglio la questione. Diagnosticate con attenzione prima di applicare modifiche sostanziali.

 

1.

o Se il problema interessa solo la parte inferiore o mediana della pianta andare al punto 2.

o Se interessa solo la parte superiore o l’apice vegetativo saltare al numero 10.

o Se il problema sembra interessare tutta la pianta in modo uniforme saltare al numero 6.

 

2.

o Le foglie sono uniformemente gialle o verde chiaro, muoiono e si staccano; la crescita è stentata. >> Carenza di azoto (N).

o Altrimenti andare al numero 3.

 

3.

o I margini delle foglie sono girati all’insù e le punte possono essere ricurve. Le foglie ingialliscono (e possono diventare brune), ma le venature rimangono abbastanza verdi >> Carenza di magnesio (Mg).

o Altrimenti andare al numero 4.

 

4.

o Le foglie imbruniscono o ingialliscono. Macchie gialle, brune o necrotiche (morte), specialmente vicino ai margini della foglia, che può essere arricciata. Le piante possono apparire troppo alte. >> Carenza di Potassio (K)

o Altrimenti continuare a leggere.

 

5.

o Le foglie sono verde scuro o rosso porpora. Steli e piccioli possono avere del rosso o porpora. Le foglie possono diventare gialle o arricciarsi verso il basso. Le foglie possono distaccarsi facilmente. La crescità può essere lenta e le foglie piccole. >> Carenza di Fosforo (P).

o Altrimenti andare al numero 6

 

 

6.

o Le punte delle foglie sono gialle, brune o morte. Le piante sembrano altrimenti sane e verdi. Gli steli possono essere teneri. >> Eccesso di fertilizzanti (specialmente N), eccesso di acqua, radici danneggiate o insufficiente aerazione del terreno (usare più sabbia o perlite. Occasionalmente dovuto a insufficiente N, P o K)

o Altrimenti andare al numero 7

 

7.

o Le foglie sono ripiegate in basso come un corno d’ariete, e sono verde scuro, grigio o oro >> Eccesso di fertilizzanti (troppo N).

o Altrimenti andare al numero 8

 

8.

o La pianta è appassita, sebbene il terreno sia umido >> Eccesso di fertilizzazione, suolo saturo di acqua, radici danneggiate, malattia; carenza di rame (molto rara).

o Altrimenti andare al numero 9

 

9.

o Le piante non fioriscono anche se hanno 12 ore di buio per più di due settimane >> Il periodo notturno non è completamente buio. Troppo azoto. Troppe potature e taleaggi.

o Altrimenti andare al numero 10

 

10.

o Le foglie sono gialle o bianche, ma le venature sono per la maggior parte verdi. >> Carenza di Ferro (Fe).

o Altrimenti andare al numero 11

 

11.

o Le foglie sono verde chiaro o giallo a iniziare dalla base, mentre i margini rimangono verdi. Macchie necrotiche possono apparire tra le venature. Le foglie non sono arricciate. >> Carenza di Manganese (Mn).

o Altrimenti andare al numero 12

 

12.

o Le foglie sono ritorte. Per il resto, circa come al numero 11. >> Carenza di Zinco (Zn).

o Altrimenti andare al numero 13

 

13.

o Le foglie si torcono, quindi diventano marrone o muoiono. >> Le lampade possono essere troppo vicine alle piante. Raramente una carenza di Calcio o Boro.

o Altrimenti….Postreste avere solamente una pianta debole

 

Per finire un esempio di cio' che tratteremo nella prossima e ultima puntata le soluzioni nutritive:

l'esempio riportato mette in relazione gli elementi esistenti nell'acqua e li sottrae dalla quantita' di fertiizzanti che avrebbero dovuto essere usati per la coltura in questione.

 

post-1751-0-17276900-1358863349.jpeg

 

Per il momento ciao a tutti, Renato.

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big jolokia

E chi ti ferma più Renato... sempre più grande, ancora grazie per tutte le informazioni che stai condividendo

 

roberto

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Lonewolf

Sempre piu' necessaria un'applicazione seria per comprendere tutte queste informazioni.

Grazie Renato!

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Lonewolf

Ho letto tutto con attenzione!

Mi vien voglia di cimentarmi con qualche esperimento (tra l'altro ho un misuratore di EC mai utilizzato :rolleyes:)

La quarta puntata promette di essere la piu' interessante a fini "pratici"

 

Solo un appunto

ho letto sulla confezione del terriccio acquistato il PH e l'EC del terriccio stesso

 

Temo, purtroppo, che le caratteristiche sulle confezioni siano spesso diverse dalla realta'.

Clamoroso un paio di anni fa il caso di un noto produttore che, su mia richiesta, mi invio' la scheda completa di un terriccio specifico (perche' nella confezione mancava l'indicazione del PH); la salinita' nella scheda era il triplo o quadruplo (non ricordo esattamente) di quella indicata nella confezione.

A richiesta di chiarimento, nessuna risposta ...

 

Inoltre le caratteristiche del substrato possono variare con una cattiva conservazione, purtroppo molto frequente nelle rivendite con bassa rotazione e bancali esposti al sole e alle intemperie.

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peperonzino

Hai ragione Claudio, purtroppo non avendo io apparecchi adatti alle lettura dei valori sopracitati mi sono affidato alla dea bendata, certo il terriccio usato e' un terriccio altamente professionale con una notevole rotazione perche' e' lo stesso che il grosso vivaio dove l'ho acquistato usa per i suoi lavori, anche il prezzo, 11 € x 80 lt. dovrebbe essere indice di un buon livello qualitativo, ho sperato, ho rischiato e fino alla grandinata che mi ha fermato il trend della coltivazione sembrava soddisfacente, quest'anno il proseguimento dell'esperienza fertirrigazione sara' continuato in un substrato prevalentemente inerte cioe' il cocco, l'esperimento che ho in parte condiviso sul forum delle quattro piante di Douglah germinate i primi di Luglio 2012 che, trapiantate in una fioriera rettangolare da 8 Lt. ( due Lt. di substrato a testa ), ora sono alte quasi un metro con una chioma di 80 cm. di diametro con centinaia di boccioli ( non so se sia un bene o un male ) che per il momento per fortuna non sembrano ne crescere piu' di tanto, ne schiudersi, alimentate esclusivamente con la tecnica della fertirrigazione mi fa ben sperare.

Chiaramente mi manca l'esperienza per analizzare tutti gli indizi che potrebbero manifestarsi quindi spero che le cose continuino ad evolvere positivamente invocando anche un po do fortuna che come si sa non guasta mai.

Stasera penso di pubblicare il quarto ed ultimo step.

Ciao renato.

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peperonzino

Questa sara' la quarta e ultima parte del post sulla fertirrigazione, nella quale vedremo i presupposti per creare la nostra soluzione di fertirrigazione che potremo iniziare a sperimentare sulla nostra coltura.

 

Siccome nella puntata precedente avevo annunciato di parlare dei vantaggi della fertirrigazione ma me ne sono poi dimenticato rimedio qui pubblicando un grafico che mette in relazione la fertilizzazione classica, una concimazione di fondo e due di copertura, nel terreno, rapportata con la fertirrigazione, per interpretare il grafico dobbiamo tenere conto del fatto che la parte delle curve rosse che sale al di sopra della fascia gialla rappresenta lo spreco di fertilizzante e la parte che scende al di sotto rappresenta la carenza dello stesso, mentre la fascia gialla rapresenta la fertirrigazione.

 

post-1751-0-49451300-1358959080.jpeg

 

Innanzitutto occorre cercare di procurarsi gli elementi minerali necessari a creare le soluzioni, gli elementi che io personalmente ho acquistato sono:

 

MACROELEMENTI:

Nitrato di Calcio

Nitrato di Ammonio

Nitrato di potassio

Nitrato di Magnesio

Solfato di Magnesio

Solfato di potassio

Fosfato monopotassico

 

post-1751-0-66930200-1358960244.jpg

Alcuni dei contenitori dei composti minerali acquistati

 

MICROELEMENTI:

Per quello che riguarda i microelementi avrei dovuto reperire la seguente lista:

Borato di Sodio per il Boro

Solfato di Rame per il Rame

Solfato di Zinco per lo Zinco

Solfato di Manganese per il Manganese

Molibdato di Ammonio per il Molibdeno

Chelato di Ferro per il Ferro

Ma siccome le quantita' sono veramente esigue ho risolto acquistando una bustina da 100 gr. contenente un mix di tutti i Microelementi necessari disponibile in un consorzio agrario vicino a casa mia.

Questo e' il link del "CHELATE MIX" tratto dal sito dell'azienda produttrice:

 

www.verdevivo.it

 

Per quanto riguarda il dosaggio dei microlelementi ho semplicemente sommato tutti i pesi dei singoli microelementi necessari e poi ho aggiunto alla soluzione nutritiva una quantita' del CHELATE MIX pari alla somma stessa.

 

NOTA: se qualcuno di voi fosse interessato a reperire il "CHELATE MIX" ma non riuscisse a trovarlo sappiate che sono disposto a spedirvene una busta a fronte del prezzo ( qualche euro ) e delle spese di spedizione.

 

L'ultimo step consisteva nel reperire sul web una formulazione idonea al peperone che mi indicasse la quantita' e le modalita' di costituzione della o delle soluzioni nutritive, ho usato la parola " delle " perche' non e' possibile mescolare tutti gli elementi in un unico contenitore a causa della possibilita' che si creino delle reazioni chimiche tra i componenti che daranno origine a sali e precipitati insolubili che non saranno piu' disponibili per le piante, vista anche la concentrazione delle soluzioni nei contenitori madre che possono essere anche di 100/1 e piu' nel mio caso per esempio ho creato due contenitori madre da 20 litri l'uno con concentrazione 20/1 sufficienti per ottenere dopo la diluizione: 20x20 cont.A + 20x20 cont.B = 800 litri di soluzione pronta per l'immissione nel substrato.

 

La mia ricerca sul web e' stata fortunata o per lo meno mi ha fornito le basi di partenza che sarebbero forse suscettibili di modifiche visto che si tratta di una formulazione a stadio unico che quindi non tiene conto degli stadi fenologici della coltura ma eroga sempre le stessa formulazione per tutto il periodo vitale delle piante.

Ho reperito un software di cui posto il link:

 

www.azort.it

 

( Dalla medesima pagina e' possibile scaricare oltre al file di setup anche un PDF con le istruzioni per l'uso del software. )

 

Questo programma " SOLNUTRI " dopo aver introdotto:

 

La tipologia della coltura che si intende portare avanti.

La EC desiderata.

Il PH desiderato.

Il volume e la concentrazione dei contenitori A e B.

post-1751-0-89966700-1358960502.jpg

 

Le quantita' di elementi nutritivi presenti nell'acqua.

post-1751-0-00525600-1358960423.jpg

 

Come ho gia' detto nel corso dell'esposizione io ho bypassato le analisi dell'acqua e del substrato in questo modo:

Acqua :

L'acqua della mia zona e' un'acqua dolcissima proveniente da una fonte di montagna che viene incanalata direttamente alla fonte e arriva nelle nostre case, l'acqua e' talmente dolce che quando ci si lavano le mani ci vuole una vita a togliersi il sapone dalle mani percio' io ho presupposto che l'acqua avesse un apporto di elementi pari a zero.

 

Substrato:

Il terriccio che ho usato per la coltura ha espressa sulla confezione una EC di 0,65 dS/m ( deca siemens per metro ) per la coltura del peperone in vaso vista la bibliografia ho deciso che sarebbe stata appropriata una EC di 2,00 dS/m

 

Di conseguenza ho sottratto alla EC consigliata la EC del terriccio e ho ottenuto il seguente risultato: 2 - 0,65 = 1,35 dS/m che e' la EC che ho inserito nel programma per il calcolo delle soluzioni.

 

TABELLA delle equivalenze delle varie unita' di misura delle EC.

 

UNITA' DI MISURA: dS/m--------mS/cm--------µS/cm--------------TDS (total dissolved solids)

EQUIVALENZE: 1 dS/m--=--1mS/cm--=--1.000µS/cm-----= circa 600-650 ppm* di sali disciolti

*ppm = parti per milione ovvero mg/litro

 

Fornisce i dosaggi di micro e macroelementi necessari per la coltura prescelta.

Qui di seguito la pagina finale del calcolo della soluzione nutritiva per il peperone partorita dal programma:

post-1751-0-03797800-1358959727.jpeg

 

divisi per: contenitore A

post-1751-0-69218100-1358960621.jpg

 

e contenitore B

post-1751-0-53466900-1358960703.jpg

 

 

Come chicca finale potete vedere in fondo al foglio addirittura il costo in euro della soluzione prodotta!! e nella fattispecie mi dice che per ottenere una tonnellata di soluzione pronta all'uso dovro' spendere la ragguardevole cifra di 1,6 €

post-1751-0-17087800-1358961190.jpg

 

Ora non vi resta, se siete interessati, che testare tutte le cose che vi ho raccontato, spero di essere stato chiaro e se c'e' qualcosa che non ho spiegato esaurientemente fatemi sapere.

Chiaramente sull'argomento si poteva parlare per un mese intero, io ho cercato di scegliere le cose principali e di lasciare alla vostra ricerca e riflessione personale il resto.

Ciao Renato.

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Ara Pacis

grande Renato.......quante nozioni utili tutte insieme :good: .

grazie

Mino

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Lonewolf

Grazie!

 

lasciare alla vostra ricerca e riflessione personale il resto.

 

C'e' da riflettere e studiare parecchio, ma d'altra parte questo e' proprio l'argomento principale se si vuole cercare di fare un passo avanti nelle proprie tecniche di coltivazione :yes:

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nipotastro

grazie!

 

ora devo studiare...

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Giampietro

l'ho letto e riletto almeno qualche decina di volte, questo post, lo trovo veramente interessante.

Quello che non mi torna è la composizione (analisi?) dell'acqua del mio rubinetto in quanto senza questi dati l'è maiala ( come si dice da 'ste parti).

Dagli esempi postati del sol-nutri di peperonzino vedo che manca la qualità dell'acqua irrigua, questo perchè si può calcolare una miscela anche senza questi dati oppure semplicemente per praticità esemplicativa ?

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Giampietro

Okkey, stanotte non riuscivo a prendere sonno quindi ho pensato di annoiarmi convertendo tutti i dati dell'analisi chimica dell'acqua di Prato da mg/l a millimoli/l :rofl::blink:

ci sono solo 2 cose che non mi entrano in testa :fool: :fool: :fool: :fool: :fool: :fool:

La prima è quella di NON poter specificare il PH dell'acqua irrigua

la seconda è quella della capacità dei contenitori di soluzioni stock in ropporto alla diluizione nella miscelazione finale :logik::fool::logik::fool::logik::fool: In pratica: io ho 2-3 taniche da 5 litri che voglio usare per le soluzioni stock e da queste voglio fare una diluizione di 1:10 ( quindi mezzo litro di soluzione per volta)... :question: dove e come scrivo questi dati ? ( mi importa soprattutto il COME)

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peperonzino

Ciao Giampietro provo a risponderti:

Io non ho inserito nel programma la composizione chimica dell'acqua perche' non avevo gli strumenti per poter fare l'analisi e nemmeno avevo a disposizione un'analisi che potevo reperire da qualche parte, ma siccome l'acqua di casa mia e' dolcissima perche' proviene da una fonte di montagna e viene incanalata e portata fino al rubinetto di casa ho assunto a torto o a ragione che nell'acqua non ci fosse una gran quantita' di sali disciolti e ho impostato tutti i valori a zero.

Il programma non ti chiede da nessuna parte di specificare il PH dell'acqua che tu userai ma ti chiede di specificare il PH finale della soluzione che erogherai alle piante, alla voce " scelta PH" tu dovrai inserire il PH finale che vuoi ottenere. questa scelta si trova nella prima videata del programma nella parte destra della videata piu' o meno in centro, non ha niente a che fare col centro destra ma e' li che si trova vicino alle caselle " EC prevista " ed " EC desiderata " dove tu dovrai inserire la EC che vorresti avere nella tua soluzione finale e per finale intendo quella che darai alle piante dopo diluizione.

Per quello che riguarda la capacita' dei contenitori stock e la concentrazione degli stessi, nella stessa videata di cui stavamo parlando ma sulla parte sinistra, per farti capire direi in seconda riga, ci sono due caselle " concentrazione soluzione stock " e " capacita' soluzione stock " dove tu dovrai inserire la concentrazione che ti piace e la capacita' dei tuoi contenitori nella fattispecie inserirai alla voce concentrazione il numero 10 perche' qui sopra parli di concentrazione 1/10 e alla voce capacita' il numero 5 perche' le tue taniche sono da 5 litri.

Attenzione quando si introducono valori bassi sia di concentrazione che di capacita' il programma potrebbe farti vedere delle quantita' di composti esigue percio' nelle istruzioni viene suggerito di mettere dei valori maggiori, per esempio capacita' 50 litri invece che 5 e poi quando avrai la formula non dovrai far altro che dividere i pesi dei composti per 10.

Quando avrai le soluzioni pronte nei contenitori dovrai mettere 1/10 del peso della soluzione finale che vuoi ottenere preso dai contenitori stock A e B e 9/10 di acqua.

ESEMPIO : Voglio ottenere 5 litri di soluzione pronta per le piante...Mettero' 250 grammi dal contenitore A, 250 grammi dal contenitore B e 4500 grammi di acqua dal contenitore rubinetto ( sto scherzando ) e otterro' 5000 grammi di broda da dare alle piante.

Spero di essere stato utile, se non sono stato chiaro chiedi senza problemi.

Ciao

Renato

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Bonnet

topic spettacolare, ci vuole del tempo per assimilarlo ma tanto di cappello per la stesura

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bubi

Letto tutto e sono bello e intontito, dovrò leggerlo con più calma.

Intanto hai delle foto dei tuoi risultati?

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