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  • Maverick

    Dati raccolti stagione capsica 2017

    By Maverick

    15/07 1,60 Kg 21/07 3,80 Kg 26/07 2,90 Kg 27/07 2,60 Kg 30/07 5,20 Kg 03/08 8,80 Kg 05/08 2,80 Kg 07/08 6,45 Kg 11/08 12,70 Kg 16/08 12,30 Kg 18/08 4,60 Kg 19/08 1,65 Kg 20/08 4,50 Kg 21/08 5,75 Kg 23/08 5,10 Kg 27/08 10,55 Kg 30/08 3,75 Kg 31/08 3,15 Kg 02/09 7,00 Kg 04/09 9,60 Kg 08/09 16,00 Kg 11/09 6,20 Kg 15/09 3,30 Kg 21/09 6,60 Kg 23/09 10,10 Kg 29/09 3,00 Kg 04/10 6,80 Kg 06/10 6,30 Kg 12/10 6,40 Kg 16/10 2,50 Kg 21/10 8,10 Kg 02/22 10,10 Kg Totale: 200,20 Kg
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Divisioni e talee

Ho deciso di tentare una divisione ... non preoccupatevi è una semplice operazione che ci permetterà di avere due piante in pochi minuti   Ricordate la mia "Pingu"?? in realtà erano due piante unite alla base   l'ho tolta dal vaso e delicatamente ho aperto (crack!!) la parte che le univa purtroppo non ho pensato a documentare l'operazione ma è talmente semplice che vi verrà naturale .. tipo quando pulite l'insalata   A cose compiute ecco che abbiamo       Da un altra angolazione   .. Noterete che ho modificato il "Pinguiculario" ho tolto un "blocco" di tufo e l'ho frantumato,aggiungendo un poco di lapillo Il motivo più che estetico è funzionale; In questo modo sul fondo ci sono punti "vuoti" che servono da riserva d'acqua e l'umidità si distribuisce più facilmente.   Durante la divisione alcune foglie si sono staccate dal rizoma (se non si staccavano da sole l'avrei fatto io ) Ne ho approfittato per tentare qualche talea.. Come??? Semplicissimo!! Prendete un recipiente di plastica che possiate chiudere (l'importante è che sia pulito) posate un letto di vermiculite Inumidite con uno spruzzino NB: Umido non fradicio Appoggiate sopra le foglie       chiudete bene     E poi dimenticatevi di loro,in un posto luminoso ma non al sole diretto (cuocerebbero in poche ore)     Adesso bisogna solo aspettare fiduciosi Ps. E Se per sbaglio vanno a buon fine?? dove le metto??   07/07/2012 Aggiornamento... L'ora è giunta per aprire qualche recipiente...       Come avevo previsto le foglie che erano "sane" hanno prodotto nuove piantine,quelle già vecchie sono lentamente essiccate   ..     Prendiamo delicatamente le piccole e adagiamole sul nuovo substrato..       Semplice ,non credete anche voi???

hot cat

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Pinguicole

Da un po di tempo pensavo se avesse senso aprire un blog sulle piante carnivore in un forum di Peperoncini... Alla fine il senso l'ho trovato sarà un diario di coltivazione di una passione nata anche grazie alla passione piccante... Tutto infatti è nato quando ho acquistato una Dionea per eliminare gli sciaridi dal light-box dei miei amati Peppers Ho scoperto poi che per eliminare insetti minuscoli come quei moscerini avrei dovuto prendere delle drosere oppure qualche Pinguicula La Dionaea muscipula "non li vede nemmeno" La Pinguicula?? Praticamente vivono in tutto il mondo   Allora iniziamo dalla fine     Praticamente l'ultimo genere in ordine di apparizione,acquistata quasi per "pietà",sapendo che in quel garden center la sua fine era quasi scontata.. Subito rinvasata in un substrato 100% minerale Lapillo; Pomice; Vermiculite; Niente torba o altro materiale organico.. alle Pinguicule messicane non serve.. In attesa di nuovi arrivi ho preparato due Pinguiculari     Praticamente ho tagliato due mattoni di tufo e li ho incastrati in una "cassetta" di plastica,poi con gli avanzi ho fatto l'altro riempito con lapillo di varie misure (sotto grosso e sopra fine) e spolverato con vermiculite..

hot cat

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Una miss, due istruttori, un pollo

Anche solo la prova in palestra sconvolge le mie abitudini: esco a razzo dal lavoro, ci metto 20 minuti circa, ci vogliono 2 ore e passa tra viaggio, parcheggio, cambio, tappeto, cyclette, doccia e recupero auto… saltano completamente tutti gli altri impegni.   La popolazione indigena non mi ispira molta simpatia: tutti sono griffati, alcuni si fanno delle fantastiche chiacchierate mentre camminano sul tappeto, molti sono assolutamente fuori forma ma si ostinano a mettere abbigliamento tecnico degno di un professionista… le ragazze (dai 20 ai 50 circa) seguono ispirate la musica diffusa canticchiando l’unica canzone in una lingua neolatina trasmessa … Nella norma tutti sfoderano sorrisi fasulli, capitanati in questo gioco da proprietaria e segretaria.   In occasione del primo incontro con la proprietaria, mia moglie mi avverti’ “…ora fa tanto la simpatica perche’ deve accalappiarti come cliente…”   Fa tanto la simpatica??? Le riesce proprio male… ricordate? Epidermicamente non simpatica.   A pescara si usa dire “andare in cascetta” per indicare un particolare stato d’animo tra l’arrabbiato ed il depresso… per esempio vi ricordate quando giocavamo a pallone da ragazzi? Spesso capitava che per un rigore negato o per un goal annullato il proprietario della palla si arrabbiasse e decidesse di andare via, portandosi via il pallone. Per dirla in pescarese, “e’ andato in cascetta” o anche “si e’ incascettato “, e se cio’ si verificava spesso il tipo era etichettato come “cascettaro”   All’ennesimo giro di “ai se oi te pego” con conseguente canticchiamento globale, dopo aver rivisto le tipe sorridere amabilmente, mentre sudo e mi annoio mortalmente mi parte la cascetta.. ‘sto posto non mi piace!   Nel frattempo, scopro che qualcuno di cui mi hanno parlato molto bene ha rilevato una palestra a 5 minuti dal mio ufficio; un giorno passandoci davanti entro e chiedo informazioni   La palestra e’ piccola, con macchine di buona qualita’ ma vecchiotte; e’ rimasta chiusa per sei mesi, nella sala attrezzi penzola dal soffitto una tv a tubo catodico ma e’ spenta e il sottofondo e’ dato da RDS (c’e’ di meglio secondo me, ma e’ gia’ un grande passo avanti). L’istruttore mi sembra una persona cordiale, il prezzo mensile e’ onesto, ottimo nel caso di abbonamento semestrale, anche di piu’ per l’annuale ma per esperienza so che non usufruirei di 12 mesi).   Finisco il terzo giorno di prova, la proprietaria mi placca con la superofferta e vuole la risposta a breve, meglio anche sarebbe subito. La superofferta annuale mi verrebbe qualcosa in piu’ del semestrale dall’altra parte, le soluzioni mensili e trimestrali sono indecenti, la semestrale costosa… Prendo tempo, conscio del fatto che in ogni caso andare in palestra sara’ una medicina…   Passano ben due giorni, scopro che nel frattempo mia moglie viene sollecitata per farmi dare una risposta… gia’ non mi piace… telefono per dire che non mi iscrivo; la palestra e’ troppo lontana, perdo troppo tempo e le soluzioni che cercavo erano piu’ economiche.   Miss simpatia, molto seccata mi congeda augurandomi di non avere bisogno della palestra in futuro, vista l’eta’ e gli acciacchi.   La mando mentalmente a quel paese, sto per telefonare per a mia moglie per dirle in che razza di posto si allena.. ma ha rinnovato da poco l’abbonamento annuale.. beh...rinuncio... contenta lei..   Io vado dall’altra parte, e se prima ero un po’ indeciso, con la gufata telefonica sono assolutamente convinto della scelta.

nipotastro

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Una ragione per correre ed una per pedalare

Gia’ sull’uscio si vede che il vento e’ cambiato: porta chiusa e lettore di badge… Suono il campanello, mi aprono e mi viene incontro una ragazzina vestita elegantemente alla moda che scopro essere la segretaria/receptionist; che con il fare a meta’ tra il call center ed il “carissimo amico” si presenta sbattendo gli enormi occhioni e mi indirizza verso la proprietaria, gia’ preallertata da mia moglie.   Entrambe mi ricordano come forma fisica la mia dietologa, ma epidermicamente mi sono decisamente meno simpatiche.   La palestra e’ grande, luminosissima, piena di apparecchi e macchine nuovissime.. e impensabilmente ci sono una marea di televisori lcd appesi al soffitto che diffondono un canale musicale satellitare. Il volume e’ assurdamente alto, ma la musica emessa farebbe schifo anche al minimo…   L’impressione negativa avuta dalla proprietaria, viene ampiamente confermata dalla spiegazione del “buono per un mese omaggio”:   le lezioni gratuite sono tre, il periodo per sfruttarle e’ di 15 gg, entro la terza devi decidere se vuoi iscriverti e nel caso di abbonamento annuale ti regalerebbero un mese.   …ed il tutto senza una parola sul quantum. Uhm   Pero’ posso usufruire della palestra a qualsiasi orario, nell’abbonamento sono previsti alcuni corsi a cui posso partecipare senza problemi..   Qualche problema in realta’ io lo vedo: i corsi sono di mattina o a sera, ed io fortunatamente lavoro, e la sera potendo uscire vorrei andare con amici, a bere una birra, a fare una chiacchiera, a giocare a qualcosa…   Ed inoltre buona parte dei corsi sono da spiegare, (twb, gag, boot, spin, total body) e gli altri mi si addicono poco gia’ dal nome (pre/post parto, posturale, samba, step, aerobica)   Inizio la prova, ci sono due istruttori di sala che si alternano, uno ha piu’ o meno la mia eta’, l’altro ha molto meno di 30 anni… e si vede.   Essendo totalmente fuori esercizio, la mia prova consiste in 30 min di tappeto e 30 di cyclette… solo con l’istruttore anziano faccio un po’ di attrezzi, ma molto, molto poco…   Vi assicuro che una ora passata con quel rumore nelle orecchie (la musica, secondo loro) e camminando in salita o pedalando vi fa elaborare nuovi corollari sulla teoria relativistica einsteiniana che vi posso enunciare sinteticamente: il tempo non passa!

nipotastro

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Continuavano a chiamarlo obesita’

Anche se a vedermi oggi non si direbbe, ho piu’ di qualche trascorso in palestra: praticamente fino ai 18 anni la mia vita era scuola-piscina, scuola-palestra a giorni alterni (in alcuni periodi il giovedi’ era addirittura scuola-palestra-piscina, per avere il sabato libero); poi mollai tutto di botto e misi su 12 kg in meno di un mese.   Rientrare in una palestra e’ stato uno shock traumatico… usero’ un fantastico luogo comune: non ci sono piu’ le palestre di una volta!   Come prima cosa sono cambiati i nomi: ginnastica, pesistica, culturismo non esistono piu’, sono sostituiti da fitness, bodybuilding e da una pletora nomi e acronimi per lo piu’ anglofoni.   La palestra che ricordavo io era un luogo di puzza e sudore, non ricordo ci fossero ragazze e nemmeno gente dai 40 in su… gli attrezzi erano spartani, usurati e le macchine spesso autocostruite… chi la frequentava non si curava piu’ di tanto per l’abbigliamento, anzi, la tuta da allenamento era la piu’ sgualcita e rattoppata.. tipicamente blu con le righe bianche sui lati, e quella “buona”, magari del modello col cappuccio (tipo “ il paradiso puo’ attendere”) era solo per arrivare in palestra e cambiarsi.   Ma andiamo con ordine: mia moglie mi convince/costringe alla prova di un mese presso la sua palestra (tanto e’ gratis, ho il buono, ricordate?)

nipotastro

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Per un pugno di rigatoni

Il controllo post natalizio e’ paradossale: non solo ho lo stesso peso, ma ho anche tutti i parametri di massa magra, grassa e liquidi identici alla visita passata..   Sono sempre al “limite basso” del mio peso… quello oltre il quale in 5 anni non sono mai andato a parte brevi periodi di malattia con conseguenti disturbi intestinali.. lo faccio presente…   La dietologa sentenzia che se non ci saranno miglioramenti dovremo ritoccare la dieta al ribasso…   Mia moglie gioca l’asso: tira fuori un buono omaggio della palestra che frequenta e mi costringe ad andare.

nipotastro

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Dio perdona, la bilancia no

Nel controllo mensile scopro che la mia bilancia e’ decisamente piu’ friendly di quella della dietologa: il calcolo a naso e’ rapido.. ho i pantaloni che peseranno 1kg … diciamo 1 e mezzo… l’altro kg e mezzo e’ la differenza della misurazione…   Diamo tempo all’organismo di adattarsi… vediamo al prossimo controllo.. nel frattempo cerchiamo di limitarci nelle vacanze di natale…   Nonostante il divario delle misure, ho raggiunto piu’ o meno il mio peso “minimo” da quando sono a dieta… oltre non sono mai riuscito ad andare

nipotastro

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Lo chiamavano Obesita'

Nel 2009 andai dalla mia attuale dietologa dopo aver visto un conoscente in cura da lei perdere una 20 di kg di peso in brevissimo tempo e, a suo dire, senza sforzo.   Dopo una iniziale visita e l’elaborazione della dieta, dovetti saltare il controllo per impicci dovuti ad impegni lavorativi, o meglio prendevo l’appuntamento, ed immancabilmente dovevo spostarlo perche’ non ero in citta’. Questa storia si allungo’ fino a luglio, e poi non ci ho pensato piu’…   La mia dietologa e’ esattamente come tutte le altre: magrissima al limite dell’anoressia e con un colorito pallido; e’ anche simpatica, peccato che pero’ si evinca dalla sua forma estetica che i suoi concetti di abbuffata o di privazione non collimino esattamente con i miei.   Ogni tanto penso che se ci fosse un dietologo ciccione forse capirebbe cio’ che provo nel vedere e “assaporare” roba lessa e scondita…   Comunque ho effettuato il re-booting, nuova dieta, piu’ controllo e depressione a gogo’.

nipotastro

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corvo rosso non avrai il mio pranzo

Alla fine, dopo aver perso circa 25 kg stando a dieta da 5 anni, vuoi per l’eta’, vuoi per la vita sedentaria, vuoi anche per la perdita del controllo ossessivo sul cibo, fatto sta che alla pesa di settembre di kg ne avevo ripresi 5.   Spronato dalla infaticabile moglie, quindi ho ricontattato la dietologa che non sentivo piu’ dal 2009.   Avete mai avuto a che fare con un/una dietologo/a? Normalmente significa parlare con qualcuno che ha un pessimo rapporto col cibo e che ha studiato per poterne scientificamente parlare male.   Ora, sicuramente una dieta sana non puo’ dare grosse soddisfazioni, ancora meno ne puo’ dare una dimagrante, ma se parlate con un dietologo questo cerchera’ di convincervi che nutrirsi equivale a mangiare… e sembrera’ vero, se riuscirete a non fare caso al fatto che normalmente sono persone di costituzione esile, colorito verdino ed assolutamente sottopeso.   E’ straordinario come esaltino insalate e verdure lesse rigorosamente non condite, e nel contempo stando seduti accavallino le gambe in maniera che quella sopra riesca quasi ad arrotolarsi sull’altra.. cioe’… accavallano le gambe e poi riaccavallano il piede sul polpaccio di quella sotto…   In quel momento ti viene da pensare che i termini coscia e polpaccio non si addicano assolutamente agli arti inferiori di chi hai di fronte, ciononostante tenti di imitarne la posa… ma se vai da un dietologo e’ anche perche’ in quella posizione non puoi arrivarci: cosce e polpacci tu li hai!

nipotastro

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2012

This year I am growing loads of peppers. But many of the seeds are old - so some wont grow. Some of the wild ones has the wrong species I belive.   7 pot Brain Strain 7 Pot Primo Aji Cristal Aji Golden Aji Largo Aji Russian Yellow Bhut Jolokia Bhut Jolokia Biquinho Iracena Black Naga Bode Roxa Bolivan Small Red Capsicum Chacoense Brazillian Red Pumkin Cap 1035 Capsicum Eximium Cap 1141 C.Praetermissum Cap 1153 Capsicum Chacoense CAP 1491 C.sp Cap 1530 Cap 215 Capsicum Microcarpum Cap 500 Capsicum Eximium Capsicum Tovarii (CGN 22876) CGN 19182 (C.emimium x C.pubescens?) CGN 19198 C.sp CGN 20497 C.Cardinasii CGN 20805 Capsicum praetermissum CGN 24332 Capsicum Buforum Cherio Chile De Seda Chocolate Bhut Jolokia Chocolate Scotch Bonnet Co 00280 C.sp CO 0948 baccatum CO 1220 baccatum CO 5061 baccatum Columbian Orange Lantern PI 275127 Consteno Amarillo Diente de Perro Dominica Red (Habanero) Ecuadorian Light Green Fatalii Red Goats Weed Grif 15020 Capsicum Flexuosum Guindilla Blanca Habanero Brown Large¨ Habanero St. Martin Hot Lemon Inca Red Drop Jalapeno Herkules Mazaroni River Morado Naga Viper Paloma Patricia Peru Yellow Peruivan Poniter PI 238047 PI 585261 Ultra Pube PI 631154 C.Flexuosum PI 645681 C.Eximium Pimenta Barra Do Ribeiro Pimenta Da Neyde Rain Forest Rica Yellow Rocoto Grandis Shiny Red PI 802351 Stor Spansk Paprika Tabasco Trinidad Scorpion BT Trinidad Scorpion Morouga Blend Tulpanpaprika White Bullet

Patahontas

Patahontas

 

Api&Dintorni - Alla scoperta del mondo delle api

Dall'omonimo topic sul forum, ecco il blog di Api&Dintorni. Sul forum saranno pubblicate notizie di carattere generale, mentre sul blog sarà pubblicata anche una piccola guida tecnico-pratica con le principali operazioni da svolgere mese per mese. Si comincia:   Come promesso, apro il thread di discussione sull'Apicoltura. Mensilmente pubblicherò curiosità e una brevissima guida all'allevamento con le principali operazioni da svolgere nel periodo... Tra poco: "Un breve viaggio nella storia dell'Apicoltura"...                                   3/01/2012 ORSI, FARAONI E MODERNI APICOLTORI Un breve viaggio nella storia dell’apicoltura   L’apicoltura moderna non è poi così distante da quella praticata al tempo dei faraoni e dei grandi re della Grecia quasi 2000 anni fa. Tante sono le analogie della tecnica apistica di allora con quella attuale: dall’uso dell’affumicatore, alla pratica del nomadismo; dall’estrazione dei favi per la raccolta del miele (evitando l’apicidio) alla realizzazione di un’opportuna legislazione per regolamentare la creazione di apiari e la loro disposizione. Prima dell’uomo Come documentano reperti fossili (pezzi d’ambra contenenti api da miele) presenti a Bolca (VR), le api apparvero molto prima dell’uomo: circa 50 milioni di anni fa, questi piccoli insetti laboriosi erano già presenti sul nostro pianeta e si ritiene che le loro colonie furono le prime, tra gli insetti sociali (api, formiche…), ad evolversi in società dalla complessa organizzazione. I rifugi utilizzati furono, da sempre, luoghi naturali: buchi nel terreno, fratture nelle rocce, incavi negli alberi. Ecco subito una prima analogia del passato con il moderno: anche oggi, le api mellifere, nel corso della sciamatura, ma la stessa cosa potrebbe esser detta per colonie di api selvatiche, utilizzano i rifugi suddetti per ripararsi e per svolgere le loro complesse attività. A tali luoghi possiamo aggiungere artefatti moderni: scuri, grondaie, sottotetti, balconi… . Il miele allora prodotto era difficilmente distinguibile da quello attuale e, comunque, l’ape preistorica non era meno domestica di quanto sia l’attuale. Quando si scoprì che l’alveare era una fonte ricca di un prezioso alimento, molti mammiferi, insetti ed uccelli, ben prima dell’uomo, ne divennero abili predatori. Come noto a molti e perfettamente rappresentato dalla Disney con Winnie the Pooh, l’orso è un vero demolitore di alveari. Anche le scimmie predano miele infilando nel centro dell’alveare (selvatico) un bastone che ritraggono imbrattato di miele. L’uomo, saccheggiando gli alveari (spesso ricorrendo però alla pratica dell’apicidio), non fece altro che imitare gli animali, semplicemente perfezionando le loro tecniche. Cacciatori di miele In base a recenti studi sembra che la raccolta del miele effettuata dai popoli cacciatori-raccoglitori fosse una delle principali attività umane fin dal termine delle ultime glaciazioni, nel corso delle quali pare che le colonie di api si fossero “rifugiate” nella penisola iberica, una delle poche zone risparmiate dalla tremenda epoca dei ghiacci. Non a caso la maggior parte delle incisioni con raffigurazioni di api e di raccoglitori di miele è stata rinvenuta in Spagna. Nel corso del tempo, ai cacciatori improvvisati si sostituirono raccoglitori veri e propri, specializzati in un mestiere tenuto in grande considerazione ed appartenenti ad una casta rispettata. Ma come avveniva la raccolta del miele?. Una delle possibili tecniche, tratta dal racconto del fotografo francese Eric Valli sulla vita di Mani Lal (un cacciatore del Nepal), è questa: durante la stagione dei raccolti (di nettare, che le api trasformano in miele), un gruppo di 8-10 persone perlustrano il territorio in cerca di grossi alveari (in Africa, invece, si è sviluppata un’associazione tra l’uomo e un uccello ghiotto di miele – chiamato appunto l’uccello indicatore – il quale guida i cacciatori fino al nido di api e al quale, terminata la raccolta, gli uomini lasciano un favo colmo di miele; in altri paesi i cacciatori marcavano di bianco alcune api per poterle riconoscerle e seguirle fino ai loro alveari). Individuato un nido, i tre più audaci del gruppo (tra i quali Mani Lal) salgono in alto e srotolano una lunga corda di liane sulla quale Mani Lal scende fino al nido e, ad un suo cenno silenzioso, i due rimasti in alto calano fasci di foglie che, bruciando, liberano fumo denso (un metodo efficace e da considerarsi precursore dell’affumicatore). Per finire, sempre dall’alto vengono calati rami di bambù con i quali Mani Lal stacca i favi dai quali si ricaverà il prezioso miele e li depone in cesti. Faraoni e Re della Grecia L’apicoltura vera e propria, in un percorso di repentino avvicinamento a quella moderna, inizia nel momento in cui l’uomo decise di salvaguardare il futuro delle famiglie di api e, al posto degli alveari naturali accennati in precedenza, sostituì singole arnie, le cui forme e dimensioni erano condizionate dalle situazioni ambientali e, quindi, dal materiale disponibile. A questo proposito ci spostiamo in Egitto dove le arnie erano realizzate in terracotta, a forma di cilindro, disposte orizzontalmente ed erano popolate con l’ape egiziana (ancora oggi presente nella vallata del Nilo). Anche in Grecia il materiale utilizzato per la costruzione delle arnie era la terracotta, ma accanto ad essa veniva utilizzato anche il legno. In Egitto, così come in Grecia, era praticata l’apicoltura nomade, ovvero quella tecnica che consiste nello spostare gli alveari seguendo le migliori fioriture per ottenere abbondanti raccolti, e gli apicoltori (mellitouros, così come erano chiamati gli schiavi apicoltori greci) utilizzavano appositi indumenti protettivi e l’affumicatore (cioè quello strumento che permette di indirizzare un getto di fumo verso l’alveare, rendendo più mansuete le api). Il tutto in piena analogia con l’apicoltura d’oggi. L’apicoltura nomade egiziana si svolgeva lungo il corso del Nilo: gli alveari, contraddistinti con appositi segnali, venivano caricati su barche che, trainate da muli, risalivano lentamente il fiume e si fermavano nei luoghi in cui si trovavano fiori da bottinare; dopo 3 mesi di soggiorno sul grande fiume, gli alveari venivano riportati ai luoghi di origine e riconsegnati ai proprietari. In Grecia, la pratica del nomadismo veniva adottata soprattutto nella penisola Attica e pare che le conoscenze sull’apicoltura avessero ricevuto un forte input dalla tradizione egiziana. Miele e cera (i principali prodotti dell’alveare), trovavano (come del resto accade anche oggi) molteplici usi, sia a livello di cucina che a livello cosmetico e rituale. Un documento egiziano, risalente a 2000 anni fa, descrive numerosi preparati curativi a base di miele che guariscono ferite e malattie del tubo digerente, dei reni e degli occhi. La chirurgia dell’epoca utilizzava il miele per le sue proprietà cicatrizzanti e, per le donne, si producevano creme di bellezza, paste dentifrice e saponi. Nella Grecia classica si beveva il Meliteion, una bevanda fermentata fatta con acqua e miele; miele che veniva pure usato per addolcire il sapore aspro di alcuni vini. Si narra che il corpo di Alessandro Il Grande fu intriso nel miele e per questo si sarebbe conservato, così come quello di Agesipoli, Re di Sparta, che fu trasportato in patria in una botte di miele e per questo rimase “incorrotto”. La cera, nella terra dei grandi filosofi Aristotele, Ippocrate, Plinio e Columella, veniva utilizzata come intonaco conservatore: lampade, metalli e simili ricevevano una sottile spalmata di cera per far sì che si preservassero dall’ossidazione. Nell’Egitto faraonico la cera trovava utilizzo in rituali di stregoneria così come in altre cerimonie sacerdotali. Allora come oggi, l’attività apistica raggiunse un livello tale da dover essere regolamentata attraverso codici e leggi specifici. La legislazione greca regolamentava la creazione dell’apiario e la sua disposizione: Dracone (il primo legislatore dell’antica Atene nel VII secolo a.C.) aveva proibito l’installazione di un apiario a meno di circa 92 metri da uno già presente. Anche la proprietà di sciami selvatici o di quelli che sfuggivano dagli alveari impegnava i legislatori dell’epoca: Platone scriveva che “se, cedendo alla passione di allevare le api, ci si appropria degli sciami altrui e li si attira battendo su vasi di bronzo, si dovrà risarcire il padrone”. In Egitto, infine, le api e l’alveare erano utilizzati come simboli: infatti, la presenza nella colonia di un “re” a capo di una comunità numerosa, laboriosa e sottomessa, rispecchiava alla perfezione il modello della società egiziana. Il Basso Egitto faraonico, inoltre, utilizzò l’ape come emblema e sul sarcofago di Micerino è possibile ritrovare, tra le varie iscrizioni, pure quello dell’ape.                           04/01/2012 Le api in gennaio e i lavori in apiario. Gennaio, almeno nel nord Italia, è un mese solitamente freddo e "di riposo" per tutto l'alveare. Le famiglie di api, riunite in glomere su 3-4 telai (a volte anche 5 se si ha a che fare con alveari molto numerosi) per ridurre la dispersione termica, sono in una fase di "quiescienza". Ciò nonostante, il riscaldamento di un alveare (così come di una casa del resto...) comporta un dispendio di energia da parte delle api: sono infatti loro stesse a produrre calore contraendo i muscoli del volo (che occupano la stragrande maggioranza del loro corpo). Come per ogni altro organismo, il dispendio di energia deve essere integrato con nuova energia assunta attraverso l'alimentazione ed è per questo che è importante che l'apicoltore si assicuri della sufficiente presenza di scorte alimentari (miele soprattutto) ed intervenga qualora la situazione muti nel tempo, inserendo telai di miele conservati in magazzino oppure somministrando il famoso "candito", una specie di pasta costituita da una miscela di zuccheri, sciroppi (di glucosio o fruttosio, ecc..) e acqua (assomiglia alla pasta di zucchero utilizzata in cucina). Nelle giornate soleggiate e non ventose è comunque possibile osservare un po' di "movimento" nei pressi della porticina: le belle giornate (meglio se contornate da T > di 10°C) stimolano le api a muoversi e a effettuare qualche piccolo volo, chiamato di purificazione: con questi voli le api si liberano dei loro escrementi. È infatti importantissimo ricordare che le api sono insetti estremamente puliti e...non sporcano all'interno dell'alveare. Una temperatura mite favorisce anche qualche volo di esplorazione per le provviste di acqua che, logicamente, non deve mai mancare. Verso la fine del mese, le prime fioriture dell'anno (tipica del nord Italia quella del nocciolo), contribuiranno a "risvegliare" per bene le famiglie che inizieranno anche l'importazione di polline. La raccolta di nuovo polline stimolerà l'ovideposizione della regina che, solitamente, si arresta nel periodo invernale. Nel corso delle brevi ed occasionali visite in apiario, l'apicoltore dovrà semplicemente "osservare" il comportamento delle famiglie dall'esterno (non occorre aprirle): "bussare" sul fianco dell'alveare è un buon metodo per sincerarsi della sopravvivenza delle api (che risponderanno ai colpetti con un leggero brusio); valutare l'eventuale importazione di polline sarà importante per stabilire la ripresa attività di ovideposizione della regina; sollevare leggermente le cassette può fornire un'approssimativa stima della quantità di scorte ancora presente nell'alveare. Infine, qualora dovessero rilevarsi episodi nevosi, saà importante assicurarsi che i portichetti siano liberi dalla neve e che le cassette non siano "sommerse dalla stessa" (in tal caso armarsi di badile e spalare...!!).     14/01/2012 L’incredibile forza del glomere Durante il “riposo” invernale e per contrastare l’abbassamento termico tipico del periodo, le api tendono a restringere la superficie da loro occupata e a formare una specie di agglomerato di forma grosso modo rotondeggiante: il glomere. Le straordinarie capacità di adattamento e di sopravvivenza di questi laboriosi insetti sono assolutamente affascinanti e, dopo aver letto un articolo uscito recentemente sulla rivista L’Apis (un piccolo mensile di apicoltura), ho tratto i giusti spunti per parlare dell’incredibile forza del glomere, quanto mai opportuna in questo periodo. Come detto, il glomere è formato dall’insieme di tutte le api della colonia che, ravvicinate l’una all’altra e disposte su vari “strati”, producono calore, riuscendo così a mantenere una temperatura sufficiente alla loro sopravvivenza, anche in situazioni di estrema rigidità (si parla di 20-30°C al di sotto dello zero, ovviamente per un periodo non troppo prolungato!). Pensate che la temperatura al torace di un’ape nel cuore del glomere può raggiungere i 43°C!. Contrariamente a quanto si pensa, la temperatura non è omogenea in tutto il glomere: gli strati più interni saranno quelli più caldi (perché è lì dove viene prodotto il massimo calore), mentre quelli esterni saranno quelli più “freddi”, ma la temperatura non sarà mai inferiore ai 6-7°C. Al di sotto dei 7°C, ogni ape che si stacca dal glomere e cade sul fondo dell’alveare è irrimediabilmente condannata poiché il suo metabolismo rallenta a tal punto da non consentirle i movimenti necessari a ricongiungersi con il “resto del gruppo”. Recenti studi hanno evidenziato e quantificato le temperature rinvenibili all’interno del glomere: il “cuore” oscilla tra i 15 e i 33°C, mentre lo strato più esterno oscilla tra i 7 e i 13°C circa. La posizione di un’ape all’interno del glomere è regolata in funzione della temperatura da lei stessa percepita: ognuna di esse, infatti, non riceve nessuna informazione sulla temperatura delle api situate in altre parti. Per questo, ciascuna ape cerca di mantenersi nella posizione a lei più confortevole: se avrà caldo si defilerà dal centro del glomere; se avrà freddo, viceversa, tenderà ad avvicinarsi al centro. Il trasferimento del calore all’interno del glomere avviene per conduzione (vicinanza/contatto di un’ape all’altra) e per diffusione (stesso principio dei termosifoni!). La struttura del glomere è in costante evoluzione: si espande (le api si muovono) quando la temperatura sale; si restringe quando la temperatura scende. Il buon funzionamento di questi meccanismi è però subordinato ad alcune condizioni: a) la dimensione del glomere (più è grande e quindi più api ci sono, minore sarà il consumo di energia per produrre calore poiché minore risulterà la sua dispersione); b ) presenza/assenza di vento (correnti d’aria fredda possono demolire rapidamente il sistema di trasferimento di calore all’interno del glomere); c) sufficiente presenza di ossigeno, necessario alle api per accelerare il loro metabolismo quando necessario per la produzione di calore attraverso la contrazione dei muscoli del volo; d) stato dei favi: le api non li utilizzano “termicamente” sistematicamente; infatti, non entrano nelle celle vuote fino a un certo livello di fame. Tappando con il corpo il buco delle celle vuote, le api vi imprigionano aria, trasformando il favo in un pannello isolante. È per questo motivo che sono necessarie le celle vuote. Insomma, in natura ogni meccanismo non è mai casuale ed esistono specie che hanno raggiunto un livello di organizzazione tale da poter compiere imprese estreme, come nel caso delle amate Apis mellifere, simbolo per eccellenza della cooperazione e del motto “l’unione fa la forza”.       Fine gennaio 2012 Api e Neve: quando si diceva di spalare... Nei "lavori di gennaio" avevo parlato della neve e di cosa fare in caso di abbondanti nevicate... Ecco che il meteo di questi giorni cade a fagiolo...oggi, visitina veloce in apiario e, armato di badile, ho "pulito" la zona nei pressi delle casette.   Da queste foto è possibile comprendere l'importanza del "portichetto" presente in tutte le arnie cosiddette "da nomadismo". Esso consente di avere uno spazio di atterraggio sempre disponibile per le api che, proprio in occasioni di neve e ghiaccio, mostra tutta la sua utilità. Nelle arnie prive di portichetto è molto più facile che il predellino di volo si bagni e ghiacci, causando lo scivolamento degli insetti durante le operazioni di atterraggio...       11/02/2012 UN FENOMENO…NATURALE Scopriamo cos’è e come avviene la cristallizzazione del miele   Molti di noi si saranno chiesti come mai, in commercio, esistono mieli allo stato liquido e altri allo stato più o meno solido (cristallino). Alcuni consumatori, inconsapevolmente, potrebbero pensare che siano due tipi diversi di prodotto o, addirittura, che al miele cristallizzato sia stato aggiunto zucchero da cucina. La realtà è che il prodotto è sempre uno solo (il miele), ma, in funzione delle sue originali caratteristiche che vedremo tra poco, subisce un naturale processo di solidificazione (da non confondere con il congelamento) chiamato cristallizzazione. La cristallizzazione Quasi tutti i mieli (parlando al plurale perché in commercio esistono diverse varietà di miele – acacia, castagno, tiglio, erba medica, millefiori, arancio, di melata, ecc. -) al momento della raccolta si presentano allo stato liquido. Il miele è però una soluzione fisicamente instabile in quanto è generalmente sovrassatura di zuccheri: ciò vuol dire che nel miele sono disciolti più zuccheri di quanti possa contenerne una soluzione normale. L’elevata concentrazione di zuccheri, unitamente ad altri fattori, è alla base della cristallizzazione. I cristalli che appaiono nella massa liquida di un miele hanno sempre per origine dei nuclei primari, invisibili al momento della raccolta, ma che, più o meno rapidamente, si moltiplicano e formano degli aggregati; il miele diventa allora torbido e lentamente si indurisce dando luogo al fenomeno della cristallizzazione che, in funzione della velocità alla quale avviene, potrà originare cristalli di dimensioni più piccole o più grandi. I fattori della cristallizzazione La cristallizzazione è controllata da diversi fattori, spesso imprevedibili. I principali sono: il contenuto di glucosio, il contenuto di fruttosio, la quantità di polisaccaridi (zuccheri complessi), l’umidità, le particelle solide in sospensione (ad esempio i granuli di polline assolutamente invisibili ad occhio nudo), la temperatura e le sollecitazione meccaniche (in particolare l’agitazione) alle quali è sottoposto il miele. Un contenuto di glucosio e, più precisamente, un rapporto glucosio/acqua (G/A) molto elevato determina cristallizzazioni rapide; viceversa in caso contrario. Il contenuto in fruttosio e, in particolare, il rapporto fruttosio/glucosio (F/G) quando è elevato coincide con cristallizzazioni lente; viceversa nel caso contrario. A titolo di esempio possiamo citare il miele d’acacia che, dato il contenuto di circa 26% di glucosio contro il 36-37% di fruttosio, può restare allo stato perfettamente liquido per un anno o più. Un eccessivo contenuto in polisaccaridi (zuccheri “pesanti”, molto meno solubili dei monosaccaridi glucosio e fruttosio), frequente nei mieli di melata, determina cristallizzazioni rapide e grossolane. Mieli molto asciutti (con un’umidità pari o inferiore al 16%) difficilmente cristallizzeranno anche se il loro contenuto di glucosio e il rapporto glucosio/acqua sono elevati. Le particelle solide in sospensione sono all’origine dell’innesco del processo di cristallizzazione e la loro presenza è indispensabile per indurre il fenomeno: eliminandole, un miele può restare indefinitamente liquido indipendentemente dalla sua origine e dal grado di sovrassaturazione in glucosio. La temperatura ottimale perché il fenomeno della cristallizzazione si sviluppi rapidamente varia sensibilmente in funzione dell’umidità del miele, ma resta vicina ai 14°C. Oltre i 25°C e al di sotto dei 5°C il fenomeno è inibito. Infine, le sollecitazioni meccaniche alle quali è sottoposto il miele (in modo particolare l’estrazione centrifuga del miele dalle cellette dei melari) accelerano il processo di cristallizzazione.   La tabella sottostante riporta una sintesi di quanto appena detto.     Glucosio/Acqua (G/A) ≥ 2 Cristallizzazione rapida Cristalli fini Glucosio/Acqua (G/A) ≤ 2 Cristallizzazione lenta Cristalli grossi Fruttosio/Glucosio (F/G) = 1,3-1,4 Cristallizzazione lenta Cristalli grossi Fruttosio/Glucosio (F/G) = 0,90-0,95 Cristallizzazione rapida Cristalli fini   E’ doveroso quindi precisare che un miele che cristallizza segue la sua naturale e normale evoluzione, mantiene completamente inalterate le sue proprietà nutritive (che sono sempre ottime) e non ha niente da invidiare ad un miele allo stato liquido (con particolare riferimento a mieli di una stessa varietà – ad esempio due mieli di millefiori uno liquido e l’altro cristallizzato, due mieli di erba medica uno liquido e l’altro cristallizzato, ecc. -).   Ed ecco due fotografie dello stesso miele di millefiori... Liquido... ...e cristallizzato!       11/02/2012 Lavori di febbraio Febbraio è il mese che conduce alla primavera e, se la stagione fosse più clemente di quanto stiamo ravvisando in questi giorni, sarebbe anche possibile vedere parecchio movimento dinnanzi alle porticine dei vari alveari. L’avvicinarsi della bella stagione, le prime fioriture e le prime tiepide giornate di fine inverno-inizio primavera favoriscono infatti la ripresa completa dell’attività delle famiglie che importeranno nettare e polline sfruttando i fiori che faranno capolino dai campi e da qualche albero o arbusto (in particolare il nocciolo). L’importazione di polline (l’alimento proteico dell’alveare) è uno dei segnali dell’attività della regina poiché è sintomo di covata giovane. Quest’ultima cosa è utilissima in quanto ci dà la possibilità di avere informazioni sulla vitalità e sulla presenza della regina anche senza aprire l’alveare per effettuare una visita “approfondita”. Per questa ed altre ragioni è sempre buona norma, prima di procedere alla visita delle famiglie, dare un’occhiata dall’esterno, valutando la situazione anche dall’esterno dell’alveare. Nel corso del mese è possibile somministrare alle nostre beneamate api il famigerato candito (o nutrimento zuccherino): ciò darà un ulteriore stimolo all’alveare e alla regina che, avendo una costante disponibilità di zuccheri, tenderà a proseguire e incentivare la propria ovideposizione. Ispezionando l’alveare sarà possibile valutare la consistenza delle scorte e della covata presente: verso la fine del mese non sarà raro trovare anche due o tre telai con belle rosette di covata. In definitiva, assicurare in questo periodo una buona uscita delle famiglie dall’inverno, sarà il presupposto per avere famiglie in forma nei mesi successivi (che saranno anche quelli produttivi).   Ed ecco un video girato l'anno scorso in una soleggiata giornata di fine gennaio. Si notino le api che rientrano con le sacche polliniche piene di polline (sì, insomma, con il polline attaccato alle zampe posteriori!!).         20/02/2012 Gli attrezzi del mestiere Il mestiere dell’apicoltore, come ogni altro lavoro/hobby/ecc., prevede l’utilizzo di alcune attrezzature. Gli attrezzi base dell’apicoltore sono: la tuta di protezione e i guanti (le punture non fanno piacere a nessuno, apicoltori compresi!); la leva “stacca favi”; l’affumicatore. La tuta di protezione può essere di diverso tipo: integrale, camiciata (solo il pezzo “sopra” senza i pantaloni) oppure può consistere nella sola maschera per il viso. La scelta dell’una o dell’altra dipende molto dall’apicoltore e dalla comodità/confidenza. Personalmente, a chi si affaccia a quest’avventura, consiglio una tuta integrale; anche perché, quando si visitano gli alveari e tranne che in rare occasioni nelle quali le api sono totalmente indaffarate nel pensare esclusivamente ai “fatti loro”, ci troveremo sempre a fare i conti con qualche ape che ci ronza attorno e, di certo, non è mai conveniente (anche in estate) recarsi in apiario in braghette corte. Per questo motivo e utilizzando una tuta camiciata, dovremo comunque indossare un paio di pantaloni: ideali sono i jeans perché fatti di un materiale più “resistente” alle punture. Da evitare calzoni di lana e/o spugnosi che ricordano all’ape il mantello di animali predatori e che più facilmente rischiano di intrappolare i malcapitati insetti che diverranno più propensi a pungerci. Essenziale per tutti è invece la maschera per il viso. Logicamente, la nostra visuale sarà un po’ più limitata, ma questa sarà solo una questione di abitudine… . Completano gli indumenti protettivi i guanti. Meglio abituarsi ad utilizzare i guanti in lattice o vinile: pur essendo più soggetti a piccole punture (perché il lattice o il vinile è più facilmente perforabile della pelle di alcune tipologie di guanti), avremo la garanzia di una più facile pulizia e, dato il limitato costo, potremo cambiarli più volte nel corso della stagione (aumentando il tasso di igiene e pulizia), soprattutto nei casi in cui si ravvisassero sospetti casi di pestilenza (peste americana o peste europea) che non sono frequenti, ma neanche del tutto rari!.   Con guanti e tuta, un altro attrezzo indispensabile è rappresentato dalla leva stacca favi. Anche qua ci troviamo di fronte a diversi modelli: ogni apicoltore sceglierà con quale tipo si troverà più a suo agio. La leva servirà per tutte le operazioni di sollevamento dei coprifavi, dei telai del nido e dei melari, per rompere le cellette di covata maschile, per rimuovere residui di cera o propoli che ostacolano le operazioni nel corso della visita ecc. .   Infine, l’ultimo oggetto essenziale è l’affumicatore. Diversi sono i modelli presenti in commercio (più grandi o più piccoli, con o senza rete di protezione, ecc.), ma la funzione è sempre la stessa: bruciare tipicamente pezzetti di juta per produrre fumo da indirizzare verso l’alveare con lo scopo di rendere più mansuete le api. Seppur indispensabile, l’uso dell’affumicatore dovrebbe essere il più limitato possibile, sia per non disturbare troppo le api, sia per abituarle a “tollerare” le nostre visite nel modo più naturale possibile. In giornate di intenso lavoro, soprattutto in primavera, le api saranno talmente distratte che quasi non si cureranno di noi apicoltori, agevolando così le nostre operazioni di controllo senza dover ricorrere all’uso dell’affumicatore. Anche nel corso del prelievo dei melari o nel controllo degli stessi è bene non utilizzare l’affumicatore (o quantomeno utilizzarlo con moltissima moderazione): il miele, infatti, è una vera e propria spugna per odori e profumi e mangiare un miele affumicato non sarà sicuramente piacevole per nessuno (anche perché “l’affumicato” coprirebbe gli altri profumi del miele).                 24/02/2012 Oggi, dato il clima mitissimo e quasi primaverile...grande ressa sul "davanzale". Foto ricca di spunti: guardare per credere!                 07/03/2012 Lavori di marzo Con l’arrivo della primavera la stagione apistica entra nel vivo e anche per l’apicoltore aumentano i “lavori da fare”. Meteo permettendo, già nel mese di febbraio saranno state condotte le prime visite in apiario per sincerarsi delle condizioni delle famiglie e per provvedere all’integrazione delle scorte alimentari (aggiungendo telai di miele prelevati nel corso della precedente annata e conservati nel nostro magazzino). Nel corso del mese di marzo, la frequenza delle visite, complice una crescente “percentuale” di belle giornate, aumenterà e occorrerà assicurare ai vari alveari le migliori condizioni di sviluppo al fine di prepararli per il primo e importantissimo raccolto dell’annata: quello del miele di acacia (per precisione è giusto ricordare che già in aprile è possibile ottenere un piccolo raccolto di miele, tipicamente di tarassaco o di millefiori). In genere, le operazioni da effettuare nel corso di questo mese sono riconducibili a: - valutazione dell’importazione di polline e nettare; - valutazione dell’entità della covata (stabilire il numero di telai di covata rispetto ai telai occupati dalle api); - valutazione dell’efficienza della regina (vitalità, capacità di ovideposizione, uniformità della covata -più è uniforme e più si dice che la regina sia “in forma”-); - valutazione sanitaria delle colonie (presenza di covata a sacco, nosema, sintomi di peste…); - sostituzione nel nido dei telai vecchi e introduzione di nuovi telai con solo foglio cereo (sempre tra l’ultimo e il penultimo telaio di covata); - nutrizione stimolante con candito per api al fine di incentivare l’ovideposizione della regina; - posizionamento della porticina d’ingresso nella posizione primaverile; - pulizia dei cassettini dai vari residui; - pareggiamento delle famiglie (cioè, ad esempio, avere alveari tutti su 3-4 telai di covata); - verso la fine del mese e soprattutto a partire dal mese di aprile sarà possibile iniziare la formazione di nuclei, sfoltendo le famiglie più numerose; - controllo della sciamatura: in questo periodo e ancor più dal mese di aprile, le famiglie inizieranno a formare celle reali che sono il chiaro sintomo di un inizio di sciamatura. Nonostante il fenomeno sia del tutto naturale, per l’apicoltore il fatto che una famiglia sciami è un danno in quanto, sia lo sciame che, soprattutto, la famiglia che ha subito la sciamatura, difficilmente andranno a produzione e, proprio perché solitamente la sciamatura si verifica in concomitanza con la fioritura dell’acacia, questo si traduce con un mancato raccolto della prima importante fioritura della stagione.           07/03/2012 L'arnia e le sue componenti Ormai ci siamo: la bella stagione è alle porte e quindi è tempo di parlare della "casa delle api". Dopo aver visto gli attrezzi dell'apicoltore, ora cerchiamo di vedere dove alloggiano le api... Posto solamente foto debitamente corredate di nomi... Per chiarimenti...beh, basta postare una domanda su questo blog!!!.   Arnia   Arnia + Melario (nel melario le api ci mettono il miele che l'apicoltore andrà a raccogliere)   Particolare della "porticina" d'ingresso   Arnia e coprifavo   Interno arnia (vuoto)   Arnia e telai (da nido)   Telaio con solo foglio cereo (su questo "stampo di cera" le api costruiscono le varie cellette)   Telaio costruito           28/03/2012 L'importanza dell'acqua Altre curiosità dal mondo apistico.   Le api raccolgono sì nettare e polline, ma anche un'altra risorsa indispensabile per tutti gli esseri viventi: l'acqua. In genere, si dice che un alveare raccolga acqua entro un raggio di 100-200m ed è per questo che è utile sincerarsi che, nei paraggi di un apiario, ci sia una fonte idrica a disposizione delle nostre beneamate "apette". Generalmente, l'acqua raccolta è ricca in sali minerali utili al metabolismo dell'insetto ed ha una temperatura superiore a quella ambientale (per capirci, le api preferiscono l'acqua fuori frigo!!). Gli stessi minerali presenti nell'acqua li ritroveremo poi anche nella composizione del miele. È impressionante il dato sul consumo medio giornaliero di acqua per ogni alveare: circa 2,5L. In pratica, esserini della dimensione poco più grande di una nostra falange, nel loro insieme, consumano acqua quanto un uomo adulto di circa 70-80Kg. Questa è una foto che ben ritrae il momento della raccolta: si noti la ligula (la lingua) delle api, utilizzata come proboscide di raccolta di nettare e acqua!.     04/04/2012 Lavori di aprile Nel corso del mese di aprile la stagione apistica entra a pieno regime e richiede molto impegno da parte dell’apicoltore: scopriamone il perché!. Le sempre più numerose belle giornate, assieme alle temperature più miti ed alle molteplici fioriture del periodo (tarassaco, ciliegio, pruno, albicocco, biancospino, ecc.), rappresentano una fortissima spinta alla laboriosità delle api. L’abbondanza di nutrienti e le condizioni climatiche favorevoli consentono un rapido aumento della dimensione delle colonie. Se tutto procederà per il verso giusto, dai 3-4 telaini di covata della fine del mese di marzo si arriverà rapidamente ai 7-8 alla fine di aprile; perfettamente in tempo per il primo grande raccolto della stagione: l’acacia. Fin qui sembra tutto bello e semplice. La realtà è però ben diversa. La ricca offerta di risorse messe a disposizione dalla natura fa scattare nelle colonie più numerose l’istinto della moltiplicazione che, nel caso delle api, si traduce con la sciamatura. È intuitivo e normale che questo fenomeno avvenga nel 90% dei casi in primavera: per garantire ad uno sciame (oltre che alla famiglia di partenza…) il tempo per “riorganizzarsi”, occorre infatti disponibilità di nutrienti (nettare, polline ed acqua in quantità). Per l’apicoltore, la sciamatura è un “problema” poiché, verificandosi spesso in concomitanza con la fioritura dell’acacia, il rischio di perdere un importante raccolto dell’anno (forse il più importante…) è elevatissimo. Per questa ragione, ciascun apicoltore dovrebbe mettere in atto tutta una serie di azioni per ridurre (più che evitare) il fenomeno. La “formula Ruini”, dal nome del suo ideatore, recita che, per “evitare” la sciamatura, occorre pareggiare le famiglie su 4 telai di covata 1 mese prima della fioritura dell’acacia; dopodiché sarà opportuno far crescere l’alveare di 1 solo telaio per settimana. Per far ciò, molto spesso, si renderà inevitabile l’asportazione di favi di covata e, se non saranno necessari rafforzamenti di altre colonie, la costituzione di nuclei. I nuclei sono delle piccole famigliole di api che, nel corso dell’anno, cresceranno fino a divenire nuove famiglie “complete”. Generalmente, i nuclei primaverili, vengono creati “piccoli”, cioè con 1-2 telai di covata, 1 di scorte ed 1 foglio cereo. Un’altra operazione da svolgere per il controllo della sciamatura è la periodica eliminazione delle eventuali celle reali (le cellette dove vengono allevate le nuove regine) e la corrispettiva riduzione della covata maschile: un’abbondante presenza di fuchi (i maschi) è un ulteriore fattore che incentiva la sciamatura. Inoltre, una nutrita presenza di celle di covata maschile, incrementa la moltiplicazione del numero di varroe infestanti un alveare: da una celletta da fuco possono infatti fuoriuscire 4-5 esemplari di varroa, mentre da quelle da operaia solamente 1-2. Alla sciamatura contribuisce anche una specie di “sensazione claustrofobica” delle api!. In pratica, il sovraffollamento di una colonia incentiva il ritorno ad una situazione di “maggiore vivibilità” e, lo strumento più efficace per ottenere questo è quello di far “cambiare casa” a qualche individuo (qualche = migliaia di api). Per aumentare lo spazio a disposizione delle api è buona norma posizionare il melario non appena si verifica il cosiddetto “imbiancamento della cera”, cioè quando l’apicoltore nota la presenza di nuova cera sui favi del nido. La cera appena prodotta si riconosce da quella “vecchia” poiché si presenta di colore biancastro rispetto all’usuale giallo opaco: da qui il termine “imbiancamento”. Anche la rimozione di telai di covata e la sostituzione con fogli cerei da costruire è un ottimo mezzo per limitare la sciamatura e “tenere impegnate le api”: per un individuo attivo non c’è peggior punizione che restare noiosamente senza qualcosa da fare!. I fogli cerei introdotti ex novo saranno rapidamente costruiti e diventeranno pronti ad ospitare nuove uova, nuovo miele e nuovo polline. Così facendo, si potrà procedere alla progressiva sostituzione dei favi di una colonia, rimuovendo quelli più vecchi ed usurati.   Se la stagione sarà favorevole al raccolto e la colonia sarà sufficientemente già popolata da api bottinatrici, il melario posizionato per “dar spazio” alla famiglia sarà rapidamente occupato e riempito di miele. Miele, ovviamente, non di acacia, ma di millefiori oppure di un’essenza monoflorale (tarassaco, ciliegio…). Pochi giorni prima della fioritura dell’acacia occorrerà rimuovere questo melario e posizionarne uno vuoto.   (posa dei melari)   Il controllo della sciamatura, la formazione di nuclei e la posa dei melari, non sono le uniche operazioni che l’apicoltore deve/può svolgere in aprile. Infatti, qualora si ravvisasse un lento sviluppo delle famiglie, sarà possibile intervenire somministrando nutrimento artificiale sotto forma di candito o di sciroppo acqua/zucchero (circa 200mL al giorno da somministrare al calar del sole).    

Maverick

Maverick

 

Uchuva

L'Uchuva (Physalis peruviana) fa parte della famiglia delle Solanacee a cui appartengono anche i nostri amati peperoncini, questa pianta è originaria del Sudamerica ma oramai è coltivata in diverse parti del mondo.   La semina va effettuata, preferibilmente, nei bicchierini col terriccio, evitando lo scottex, perchè i semi abbastanza piccoli, sono difficili da maneggiare. In seguito si potranno diradare le piantine oppure tentare un trapianto a radice nuda.     Già dalle prime foglie si nota la folta peluria che ricopre il fusticino e le foglie     Dopo una partenza relativamente lenta, la crescita si fa via via più rapida       Piantina di circa 2 mesi     A 75 giorni dalla nascita si possono ammirare i primi fiori, gialli e neri     A cui seguiranno delle curiose lanterne al cui interno si svilupperà il frutto vero e proprio       Frutto grande quanto una ciliegia       La pianta ha uno sviluppo molto rigoglioso, raggiungendo tranquillamente il metro e mezzo.       L'Uchuva soffre il caldo estivo specie se posta in una posizione soleggiata, in queste condizioni la pianta pur vegetando relativamente bene, non riesce a far allegare i numerosi fiori che cadono inesorabilmente. Con l'arrivo dell'autunno e temperature più fresche, la pianta rinasce, producendo nuovi fiori e frutti in cima ai vecchi rami (credo sia opportuna una potatura estiva per accorciarli e non ritrovarsi rami lunghissimi che si piegheranno fino a terra) Al contrario delle altre solanacee, la Physalis sopporta senza danni leggere gelate, continuando a fiorire     e a fruttificare  

Peppe®

Peppe®

 

Un tuffo nel passato (All Our Yesterdays)

…l’occasione mi e’ gradita per riprendere questo blog…!   L’occasione in fabula mi e’ data dalla tappa chietina del tour di Marky Ramone, batterista dei Ramones piu’ o meno dal 79 all’84 e dall’88 al 96, anno dello scioglimento della band.   Se non sapete chi erano i Ramones… potete partire da qui http://it.wikipedia.org/wiki/Ramones   O se avete voglia il web e’ pieno di siti a loro dedicati http://www.google.it...iw=1264&bih=853   Marky e’ l’unico superstite della formazione considerata storica del gruppo (in realta’ ci sarebbe anche Tommy, il primo batterista, ma si ritiro’ dopo il terzo lp nel 1979 per dedicarsi alla attivita’ di produttore discografico) , e la notizia di un suo passaggio nella mia zona e’ capitata proprio nel momento giusto: da un po’ ho ripreso ad ascoltare i Ramones, e come mia abitudine sono un po’ in fissa: ascolto, leggo le biografie, riscopro i dischi, e tramite youtube vedo i filmati dei concerti… e poi di nuovo...e poi di nuovo… come e’ immaginabile quindi, non dico fossi entusiasta ma quanto meno interessatissimo all’evento.   Infatti mi sono premurato di avvisare con congruo anticipo i miei amici intimi, poi i parenti, ed infine anche tutti i conoscenti… e nessuno si e’ minimamente dimostrato interessato al fatto.   Anzi… con estremo disappunto ho per lo piu’ perso tempo a spiegare chi fossero i Ramones …   Le uniche due eccezioni alla massa sono state mio figlio (11 anni: per ora in auto si ascolta ancora solo la “mia “ musica) ed il figlio di un amico (32 anni, per anni chitarra solista in un gruppo heavy; non e’ che poi gli interessasse molto Marky Ramone, ma almeno sapeva chi fosse); ho perorato piu’ volte la causa di mio figlio con la mamma, ma lei si e’ dimostrata irremovibile:   NO!! Come ti viene in mente di portare un bimbo in un locale pieno di fumo?!?! Quando le ho spiegato che sono almeno 10 anni che e’ in vigore il divieto di fumo in tutti i locali la risposta e’ cambiata: “NO perche’ fa tardi e il giorno dopo c’e’ la scuola”;   vabbe’.. e’ il giorno prima delle vacanze, stefano e’ il primo della classe… chissene…   vi risparmio gli altri “NO!”.. ne sono stati parecchi e tutti dettati da insano buonsenso   Alla fine, dopo il mio laconico post sul forum, decido di andare lo stesso, un po’ avvilito, ma in fondo molto motivato.   Dato l’interesse dimostrato da tutti gli altri, gia’ mi immaginavo conversare amabilmente con Marky davanti ad una birra (la location era una taverna-birreria tedesca) nel locale semivuoto, ed infatti ho trovato parcheggio ad un km circa: a colpo di occhio le auto erano veramente parecchie e non tutte parcheggiate da bipedi cogitanti.     Piu’ che vivere una botta di gioventu’ pero’ ho provato sulla mia pelle e nel mio ego un preponderante senso di vecchiaia: gia’ all’ingresso del locale l’addetto alla porta (che distribuisce a chi entra il talloncino da dare alla cassa ed al quale consegnare in uscita il talloncino attestante il pagamento della consumazione obbligatoria) mi accoltella con un “…prego signore!”   Alla cassa do del tu al tipo, e lui mi da del lei :(   Il locale e’ pieno, non c’e’ posto per sedersi, resto in piedi con la giacca al braccio sinistro e la birra (piccola) nella mano destra… dopo pochissimo la birra e’ finita ma la bolgia e’ tale che non mi viene proprio voglia di sforzarmi per riarrivare alla cassa, rifare la fila, riandare al banco, rifare la fila per prendere qualcosa di altro…   Nel Frattempo inizia della musica, un gruppetto suona qualcosa che al momento non riconosco, ma mi sembra familiare… e’ vecchiaia anche questa: ci metto tre canzoni per identificare i “Metallica”, praticamente Master of Puppets fa scattare la scintilla. La band non e’ poi male, li annoto mentalmente come i “chietallica”: sono di chieti e sono una cover band dei metallica Mentre ghigno su questa str..upidata noto che l’eta’ media apparente e’ molto, molto piu’ bassa della mia; le ragazzine visibilmente non vanno oltre i 24 ed i bimbi forse arrivano ai 30..   Contrariamente a cio’ che pensavo ci sono pochissimi bimbi col “chiodo” ed ancor meno con i capelli lunghi… di creste colorate o rasature alla mohicana non se ne parla proprio Strano, le ragazzine sono con abiti quasi eleganti: top di lame’, body con pizzo.. peccato che poi da questi sporgano strani colorati tatuaggi (come ha detto il gemello Roberto “ a meta’ tra madonna ed Ozzy Osbourne”); al contrario i bimbi sono tra lo street fighter e l’happy hour… bizzarrie della moda, credo. Un po’ mi infastidisce il “contatto umano”..la folla e’ tale che e’impossibile muoversi liberamente   Mentre suonano i Chietallica noto forse l’unica persona della mia fascia di eta’.. ed e’ come me l’aspettavo: e’ una donna con i capelli tinti di rosso, sembra molto soddisfatta mentre si dimena tenendo il tempo della musica… mi consolo pensando di non essere solo   Ma come i Chietallica chiudono la loro performance va via anche lei..altra coltellata al mio ego: era la mamma del batterista Ormai inizio a pensare a me stesso come Giulio Cesare trafitto dalle lame dei congiurati   E’ la volta dell’esibizione di Rocco e rollo, comico locale supportato dal tecnico audio come spalla.. nel frattempo la folla aumenta al limite dell’inverosimile… inizio ad odiare questa gioventu’ moderna… ma non potrebbero andare in discoteca?? Che c’entrano loro con la “mia” musica?!? Ma andassero a sfondarsi i timpani con quell’”unf-unf-unf-unf” che tanto detesto e che chiamano musica House!   Quando entra in scena Marky Ramone riesce a fatica ad arrivare sul palco… finalmente.. c’e’ qualcuno piu’ vecchio di me in sala… e’ lui !   Esibizione troppo corta, secondo me… giusto una decina di canzoni dei Ramones, accompagnato da una band di ragazzini capitanati da Andrea Rock (dj di Virgin radio)   Comunque nel locale c’e’ l’apoteosi: si poga, e che tu lo voglia o no lo fai anche tu!   Nella bolgia mi ritrovo con una ragazzina letteralmente spalmata sulla mia schiena ed a contatto intimo con altra gente.. questa volta la coltellata me la do da solo: qualche (molti) anni fa l’avrei trovata una situazione divertente a dir poco, ora anche il contatto della tipa sulla schiena mi da fastidio!   …E comunque canto a squarciagola, e con mia somma sorpresa lo fanno anche tutti i bimbi che mi circondano!   Finisce il concerto con “blitzkieg bop”, il primo successo dei ramones e Marky e codazzo si fanno spazio per andare nel camerino ignorando totalmente le mani tese e le richieste di autografi..   Chi dice che l’abitudine al fumo nei giovani e’ in diminuzione non ha fatto i conti bene, o non ha calcolato i presenti… c’e’ la fila per uscire a fumare, complice anche il tipo alla porta che ritira i ticket dell’avvenuta consumazione e che timbra la mano a chi vorra’ rientrare.. Gli porgo la mano, mi dice “prego” e mi fa passare senza timbro… intuisco che tra tutti per lui sono l’unico riconoscibilissimo, e non ho il naso finto da pagliaccio !   Rientro nella speranza di potermi fare autografare una foto, piu’ che per me per Stefano, come parziale indennizzo per la serata mancata… Davanti alla porta del camerino si staglia la figura dell’addetto di sicurezza (guardia del corpo-buttafuori)… piu’ che altro si vede lui e non la porta..! Ma il problema e’ che tra me e lui ci sono una decina di metri di folla accalcata.. vabbe’… mi prendo una coca nel frattempo.. stessa scena tra me e la cassa…   Tiro le somme… e faccio harakiri: ne ho avuto abbastanza di folla, odori, file… mi spiace ma porto la mia vetusta’ a casa , come tutti i miei coetanei, ma almeno io posso dirlo, che c’ero. Anche se non so se con orgoglio o con avvilimento

nipotastro

nipotastro

 

Botulino, amico per il chirurgo nemico mortale per l'uomo!

Ciao a tutti... visto che tanti non sanno nemmeno di cosa si tratti è bene mettere in chiaro i diversi punti di questo batterio mortale.. cercherò di essere il più chiaro e conciso possibile, facendo avvolte anche esempi "stupidi". non me ne voglia chi già sà e si mette a ridere.. (non tutti siamo svegli).. il batterio in se non è mortale, ma produce una tossina neuroattiva, uno dei veleni più pericolosi in natura (come anche la tetrodotossina del pesce palla, o le nematocisti della C.fleckeri) che conduce alla morte per paralisi nel giro di pochi giorni fino ai casi più gravi in cui si può morire anche in un giorno ca. innanzitutto chi e che cos'è?   allora c'è una netta distinzione tra botulino e botulismo, il primo è la causa, il secondo la sindrome... il botulismo è l'intossicazione causata da cibo contamitato con la tossina botulinica, ma ci possono essere anche altre vie di contatto. La tossina creata dal batterio è una neurotossina che legandosi (semplificando) con l'acetilcolina, (un neurotrasmettitore) lo blocca e la contrazione del muscolo viene meno.. provocando cosi la paralisi. i sintomi se li conosci ti salvano la vita!!!! il periodo di incubazione per ingestione è di circa 6 ore. dopo queste arrivano i primi sintomi: nausea, vertigini, astenia e vomito che non presentano tutti, poi cominciano i sintomi "veri": difficoltà a deglutire, dilatamento delle pupille, mucose secche, vista doppia, paralisi dei muscoli facciali, fino ad arrivare a paralisi dei muscoli del collo e poi delle braccia e poi dei polmoni. E' clinicamente asintomatico, nel senso che non si vede dalle analisi, i riflessi rimangono, ecc... Come, dove ??? IL botulino (Clostridium Botulinum) cresce in situazioni anaerobiche, ovvero in assenza di ossigeno, alcuni gruppi sono proteolitici, ovvero, capaci di degradare le proteine, questo comporta un caratteristico "odore cattivo" e fermentano gli zuccheri, creando idrogeno solforato (l'odore di marcio) e le famose bollicine visibili dal vasetto. Ma attenzione perchè un gruppo in particolare, e per "sfortuna" nostra, quello più diffuso in europa, è invisibile... può infatti non produrre effetti visibili di degradazione nel vasetto nonostante lui ci sia... e persino in grandi quantità! Si può trovare (forma attiva o passiva) nei cibi, nel terreno, nella sabbia e nelle acque dolci e salate. Cosa?? allora... ci sono 3 diversi "protagonisti" da considerare: il batterio; la tossina; la spora.   ci rimane da parlare della spora. La spora... cosa è? ebbene, sono cellule disidradate prodotte dal batterio, in grado di resistere a condizioni avverse alla crescita del C.B. Possono rimanere in fase dormiente per molto tempo, infatti la spora non produce tossina, fino a che non si ritrovano in un ambiente favorevole dove a sua volta si trasforma in batterio attivo. Come proteggerci quindi?? ci sono diversi sistemi per stare sicuri contro questo problema, ma vanno saputi molto bene perchè è facile cadere in misunderstanding vari. Il batterio è termolabile a 100°C (x20 30 minuti#), anaerobico* (pot. redox), sensibile ad acidità (ph sicuro 4,0), inoltre, sale e zucchero in concentrazioni superiori rispettivamente del 20% e 50% riescono ad uccidere il batterio modificando la pressione osmotica della membrana cellulare (letteralmente il batterio scoppia) e sensibile ad alcool in quantità superiori al 5% La tossina è termolabile a 80°C(x15 20 minuti#), ma resistente a ph acido. La spora è termolabile a 121°C (x10 20 minuti#), anaerobica* (pot. redox) e sensibile ad acidità (ph sicuro 4,0) e sensibile ad alcool in quantità superiori al 5%   conclusioni Detto questo.. ricordatevi bene tutto, in modo da prevenire qualsiasi errore si possa aver commesso durante la preparazione dei prodotti casalinghi.. lascio aperto ad aggiornamenti l'articolo..   * i batteri anaerobi obbligati sono carenti di alcuni enzimi che non riescono a proteggerlo dallo stress ossidativo esercitato dall'ossigeno.   #Note i prodotti sott'olio sono uno degli ambienti favorevoli al botulino in quanto privi di ossigeno la presenza di acqua negli alimenti aumenta esponenzialmente l'attività del batterio per i prodotti sott'olio serve il doppio del tempo riportato sopra   Curiosità 75 ng di tossina pura sono in grado di uccidere un essere umano, mentre 450 grammi sarebbero più che sufficienti a sterminare ogni essere vivente sul pianeta

Barcello

Barcello

 

Making Coco Peat

This Coconut Crab is hungry! Stay away from my peppers LOL.     Well folks I just wanted to share my process of making Coco Peat from the large quantities of coconut husks here on the Island.     First you must have a dried Coconut Husk...     Then with your hands pull out the Coco Coir and shake out the Coco Peat.     Once you have the amount that you want, its time to sock the Coco Peat in a bucket with water to remove the salt.     After 24hrs or more I removed the Coco Peat unto a old window screen to dry and filter the good stuff.     Here is the finished product in my 512 trays. I have a bunch of seeds coming up on this one but I have two pics, you notice the Coco Peat is working concerning germination. I have one pic of some Trinidad Morouga Red from PepperLover.com, they gave them to me as a gift, I also have a of pic of JustaGuy Red Fatalli's from TheHotPepper.com that I purchased.     JustaGuy Red Fatalli's   PepperLover.com Trinidad Scorpian Morouga Red Blend     Here are some pics of my current grow list seedlings that are now in cups.   Trinidad Scorpion Butch-T   Chocolate Jolokia   White Jolokia  

SlaveofJESUS

SlaveofJESUS

 

Well folks this is my first year at Peppers

My wife and I are missionaries on the Island of Rota in the CNMI we have decided to grow some peppers next year and to be specific "Super Hot's". Seeing its hot here most of the time we were able to start a couple of month ahead of everyone else. We are green to growing peppers so any input is greatly appreciated.   My Growing Medium is "Coco Peat" which I have done my home work and found it to be a great growing medium and not only for hydroponics, but seeing that shipping is a big issue here I find it easier to make my own. For coconuts are in abundance here and most of the people here use coconut husk for burning and repelling mosquito's. Anyway I have extracted a lot of Coco Peat for seed propagation and Coir for the 10gallon hydro pots. I plan to add photos of how I processed the Coco Peat&Coir and the current updates on the seedlings.   The fertilizers that I have available locally are fine from what I heard on the island, I have some 2000 year + Bat waste from the caves of Rota and Sea Cucumbers. If you want to see the cave check out exploreRota360 on Face Book https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1...9450&type=3 .The Sea Cucumbers really smell and I have had some in a 5 gallon bucket for 6 weeks and only yesterday did I add some water. I was told by the locals that this stuff is so potent that I will need to be very careful of the amounts applied because Sea Cucumber has a reputation for burning up plants.   Climate Conditions: I'm sure the weather plays a big part in determining the length of the harvest of the pods but seeing it stays about 85 degree year around and between late March to June 98 +, what impact will this have on my growing season if someone can answer. Also to note the humidity is very high, we had a rainy year and you can breath in the moister, will this have any impact on my plants, any input is greatly appreciated.   So I will provide an initial grow list divided into Seedlings/in-Germination below.   Active Seedlings:   Trinidad Scorpion Butch-T (29) Chocolate Bhut Jolokia (30) White Bhut Jolokia (20) Red Bhut Jolokia (15)     In Germination:   Trinidad Douglah (40) Herbanero Big Sun (40) Chocolate Herbanero (30) Herbanero Big Sun (20) Chocolate Herbanero (30) Trinidad Brain Strain (40) Trinidad Morouga Red Blend (60) Fatalli Red (250) Johnny Nardello (15)     I will try to provide pictures and updates as I have time.

SlaveofJESUS

SlaveofJESUS

 

Some pictures from 2011

Pimenta Barra Do Ribeiro   Trinidad Bush   Kali Mirch   PI585273 Capsicum pubescens   Serrano Stuard   Mazaroni River - very tasty and hot pepper   Aji Pineapple (mobile phone photo)   Padron and tomato   Some harvest, The white pepper is the White Habanero (mild).

Patahontas

Patahontas

 

Thanks!

Had a problem of getting true seeds Bhut Jolokia and 7 pod. Even very known seed companys gave me hybrids. This year my Bhut Jolokia and 7 pod turned out true. Thanks Claudio!   Bhut Jolokia

Patahontas

Patahontas

 

Extreme 2

L'arrampicata senza corda comporta evidenti rischi. Qui l'avventura di Dean Potter (nostra vecchia conoscenza) sembra finire proprio male!   http://www.pepperfri...ntagne/fly3.wmv   ... o no? Rivediamo meglio   http://www.pepperfri...ntagne/fly2.wmv   Come si puo' dedurre dal seguito, il buon Dean ha "inventato" un nuovo metodo di arrampicata solitaria; il "free base", misto tra "free climbing" (arrampicata libera) e "base jump" (salto con paracadute da alte pareti rocciose) ... in pratica arrampicata senza corda, ma con un parapendio leggero al posto dello zaino! Funziona! ... purche' le difficolta' elevate siano molto in alto e su parete verticale o strapiombante. Il nuovo metodo consente salite davvero mozzafiato in relativa sicurezza, come si vede alla fine del filmato.   Dean Potter e' un vero collezionista di esperienze estreme. Abbiamo gia' visto un suo filmato su una salita veloce e senza corda sul Nose del Capitan. Un'altra sua specialita' sono le passeggiate sulla corda a grande altezza; anche in questo caso spesso usa un ancoraggio di protezione (un cordino moschettonato alla corda stessa) oppure il parapendio. A volte pero' si fa sul serio ... nessuna protezione!   http://www.pepperfri...ntagne/fly1.wmv   Chissa' che musica sta ascoltando?!

PepperAdmin

PepperAdmin

 

Extreme

Riprendo dopo tanto tempo questo blog ... e mi ricollego proprio all'ultimo topic (il cui filmato non e' piu' visibile su youtube)   L'alpinismo e l'arrampicata sportiva si spingono sempre piu' avanti. Arrampicate sempre piu' difficili, salite solitarie (senza corda) sempre piu' impressionanti, salite alpine in tempi sempre piu' veloci.   Aldila' di ogni altra considerazione, queste prestazioni forniscono materiale video sempre piu' piacevole da guardare.   Per esemplificare pubblico (solo per qualche giorno, anche se non di dovrebbe ) qualche spezzone ...   Jumbo love Probabilmente la via di arrampicata sportiva attualmente piu' difficile e impressionante. Una grande realizzazione di Chris Sharma.   http://www.pepperfriends.com/video/montagne/jumbolove.wmv     Record di velocita' sulla nord dell'Eiger Qui occorre spendere qualche parola in piu'. La "lotta" per la conquista della terribile parete nord (quasi 2000 m di dislivello) e' iniziata negli anni 30 ed e' costellata da una sequenza infinita di tragedie, prima e dopo il primo successo nel 1938. Uno dei primi salitori, H.Harrer, divenne poi famoso per le sue esperienze in Tibet, a stretto contatto con un giovanissimo Dalai Lama; questa storia e' raccontata in modo magistrale nel film "7 anni in Tibet" (Harrer e' interpretato da Brad Pitt)   In quegli anni la salita richiedeva almeno 3 giorni, spesso molti di piu'. Bisogna attendere gli anni 70 e il talento di un giovane Messner per vedere le prime salite "in giornata" (10 ore).   Ora c'e' chi sale in meno di 3 ore ... detto così non fa molta impressione, ma in effetti e' molto difficile superare un simile dislivello in così poco tempo anche "camminando" su un sentiero! Le immagini parlano da sole ... Ueli Steck davvero super!   http://www.pepperfriends.com/video/montagne/nordeiger.wmv     Alone on the wall Sharma in arrampicata da l'idea di un felino ... Alex Honnold invece ricorda piu' un bradipo (ma un bradipo veloce!) Movimenti misurati, calma glaciale ... proprio quel che ci vuole per affrontare grandi pareti di difficile arrampicata senza alcuna forma di protezione (niente corda!) Anche qui le immagini non hanno bisogno di ulteriori commenti   http://www.pepperfriends.com/video/montagne/alone.wmv     Continua ... presto!

PepperAdmin

PepperAdmin

 

Dorifora questa antipatica...

ciao a tutti raga... oggi parleremo della dorifora.. chi di voi non l'ha mai vista alzi la mano.. soprattutto sulle proprie patate? non fate i furbi.. vi vedo eh!!   bene allora oggi vi dico come scacciarla dal vostro orto... non serve molto.. non servono infusi, macerati, spray, soldi, non serve altro un fiore..   la Petunia!   mettete questi bei fiori vicino alle vostre piante e vedrete.. o meglio non vedrete più le dorifore! oltre alle petunie potete usare i tagete (molto belli anche quelli), il rafano (si proprio quella pianta di cui si usa la radice per fare quella salsa "piccante") e il lino     vedrete ottimi risultati.. vi allego una pianticella della mia petunia..       alla prossima regà!

Barcello

Barcello

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